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Dijazz Radio - Mexico - gennaio 2007
DIJAZZ RADIO
Tijuana / San Diego: Jueves 10:30p.m./11:30p.m. FUSIÓN 102.5 FM (a partir del 30 de noviembre 2006)
San Luis Potosí: Jueves de 9:00p.m./10:00p.m. Radio Universidad 88.5 FM
Internet: Miércoles de 3:00p.m/4:00p.m. a través del Bulbo Broadcast (bulbo.tv)
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Dijazz top 14 jazz albums of 2006
1.- Sexmob - Sexotica / Thirsty Ear Records
2.- Vijay Iyer - Raw Materials / Savoy Jazz
--> 3.- Mickey Finn - Dudek! / El Gallo Rojo Records
4.- Atomic - Happy New Ears / Jazzland Records
5.- Exploding Customer - Live at Tampere Jazz Happening /Ayler Records
6.- Tomasz Stanko - Lontano / ECM Records
7.- Ornette Coleman - Sound Grammar
8.- Charles Gayle Trio - Live at the Glenn Miller Cafe / Ayler Records
9.- Cross Border Trio - New Directions / Circumvetion Music
10.- Dave Douglas Quintet - Meaning and Mystery / Greanleaf Music
11.- Martial Solal & Dave Douglas - Rue de Seine / Camjazz
12.- Andrew Hill - Time Lines / Blue Note
13.- Los Dorados- Turbulencia / Independiente
14.- Uri Caine - Moloch / Tzadik Records
13.01.07 17:11
Blow Up - dicembre 2006
MICKEY FINN _ Dudek!
ACHILLE SUCCI/SALVATORE MAIORE _ Pequenas Flore do Inferno
_ El Gallo Rojo
di Enrico Bettinello
Probabilmente le vicende del collettivo El Gallo Rojo sono tra gli eventi piu' significativi degli ultimi anni di jazz italiano: in uno scenario che vede sempre piu' ampliarsi il divario tra artisti e possibilita' produttive "big" (i vari Rava, Fresu, Bollani) e la mariade di jazzisti cui le piccole etichette garantiscono ormai praticamente solo di "esistere" discograficamente, il fatto che una label riesca a coagulare attorno a se' idee e artisti nuovi e consenta loro di creare una rete (con piu' di qualche addentellato con downtown di New York) di questo livello e' un esito rimarchevole. Tra le ultime uscite spicca "Dudek!" del quartetto Mickey Finn, vintage onirico elettrico cucinato in modo prelibato dalle tastiere di Giorgio Pacorig, con le chitarre di Enrico Terragnoli e la ritmica pulsante di Danilo Gallo e Zeno De Rossi. Tra Morricone e Sun Ra, come uno Zorn risucchiato dalle sabbie mobili in un vecchio b-movie, "Dudek!" cola i suoni dentro gli angoli piu' bui e ne accende i dettagli fluttuanti. Notevole! (8)
Piu' intimo, ma assolutamente da segnalare, anche il duo tra Achille Succi - forse il sassofonista e clarinettista piu' interessante in circolazione nelle nostre lande - e il contrabbassista Salvatore Maiore: "Pequenas Flores Do Inferno", giocato su toni inquieti e scuri, rovescia la prospettiva "cameristica" del dialogo e la screzia di aperture, nel solco della migliore improvvisazione europea. Tra le rincorse sbuca da un angolo anche Pixinguinha di Rosa, deliziosamente carezzato dal clarinetto basso. (7)
13.01.07 17:10
venezianonsuona - 8.12.06
da http://www.venezianonsuona.blogspot.com/
Giovanni Natoli
Enrico Terragnoli Orchestra Vertical - L'anniversaire
le mexicaine
ENRICO Terragnoli è il santo eremita della chitarra nazionale.
Sarebbe ingiusto chiamarlo il Marc Ribot italiano e improprio (così come qualche critico frettoloso e poco ponderante definì Battisti il "Tim Buckley italiano"). Terragnoli persegue con ostinata, gioiosa, distaccata solitudine un suo percorso artistico fatto di lampeggi rock, torridi battimenti messicani, bric-a-brac da robivecchi. Già a me sta simpatico lo scegliere chitarre ferrovecchio (memorabile la eko red fiesta di centurie fa), i suoni impuri, i vicoli sghembi e sterrati.
Davvero Terragnoli è unico nel suo mestiere, artigiano umile e laborioso delle corde, principe dell'understatement e dell'insinuamento sinuoso.
Il suo progetto "ORCHESTRA VERTICAL" edito dalla comune resistente EL GALLO ROJO RECORDS presenta un altro imprevisto terragnoliano: la cantabilità.
In effetti è fortunatamente un disco di canzoni, e che canzoni, e quanto facilmente si porgono all'orecchio. Sì, sono proprio canzoni da sussurrare a denti stretti su una spiaggia di Zipolite, con una fresca Xibeca in mano a nullafacere se non sognare ventenni dalla pelle ambra con un pizzico di nostalgia per l'autunno parigino. (Ma che resti solo un sentimento e non una fattualità, giacchè mai più a casa si vuol tornar)
Distesi dalla limpida e sensuale voce della moglie di Terragnoli, Claudia Bidoli, la scalcagnata brigata dell'Orchestra in picchiata verticale, atterrata da un cannone mai di troppo, è composta da ZENO DE ROSSI, batteria, percussioni; DANILO GALLO e STEFANO SENNI ai contrabbassi; OSCAR MARCHIONI, hammond;GIORGIO PACORIG, rhodes;FABRIZIO PUGLISI;piano;THOMAS SINIGALLIA;fisarmonica;FABIO BASILE;chitarra k;ACHILLE SUCCI;clarinetto basso;GERHARD GSCHLOESSL,trombone;ALESSANDRO DE ROSSI,percussioni;ELENA TERRAGNOLI,flauto;NICOLO' SORGATO,charango;FRANCESCO BEARZATTI,sax tenore.
Un cd un'altra volta differente all'interno della variegata proposta del Gallo Rojo, che questa volta vuole regalare un raggio di sole e una nuvola di drago alle orecchie degli ascoltatori.
FATE DI QUESTO LAVORO IL TORMENTONE DELLA VOSTRA ESTATE!!!!
13.01.07 17:10
venezianonsuona - 10.11.2006
Giovanni Natoli
http://venezianonsuona.blogspot.com/2006/11/il-mescitore-di-droghe-sonore.html
Mickey Finn - Dudek!
C'è un'Italia che si sopravvaluta e un'altra che si sottovaluta. C'è un paese che crede che tra Shakira e Laura Pausini non ci sia differenza, anzi, e crede che le Vibrazioni siano un gruppo rock. C'è un'altra parte del paese che invece realizza opere interessanti tanto quanto se non di piu' di quelle oltreoceano e quasi ne è imbarazzata.... Tra i tanti linguaggi musicali sotterranei, poco remunerativi ma di grande soddisfazione "morale" e artistica (siamo alle solite, lo so) mi ha colpito il lavoro di un gruppo di musica improvvisata che fa riferimento alla coraggiosa e realmente indipendente etichetta EL GALLO ROJO. La band in questione (vedete li tratto già da rockettari...) si chiama MICKEY FINN, DAL NOME DI UN BENEFATORE/BARISTA CHE NELLaMERICA DEI BEI TEMPI, ERA SOLITO DROGARE I CLIENTI PER POI FINIRLI IN TUTTA CALMA. La formazione vede alle tastiere GIORGIO PACORIG,DANILO GALLO alle corde basse,ZENO DE ROSSI ai tamburi e ENRICO TERRAGNOLI alla "chitarra". Registrato nella notte di Walpurga della primavera dello scorso anno e poi mixato nei benedetti studi di Stefano Amerio, gli ARTESUONO di Cavalicco (UD), MICKEY FINN (you're Mickey finn, friend, per dire che sei scoppiato di sostanze) può essere visto ANCHE come un omaggio a passati mondi lisergici di qualche decennio fa, quando droga era solo un effetto senza conseguenza. Il lavoro è un cut up di un'unica session improvvisata raccolta dal tecnico BLAZ CELAREK e questa è solo una delle tante somiglianze con l'universo parallelo del Davis elettrico piu' inquietante, quello dell'album GET UP WITH IT, al quale Mickey Finn somiglia. A differenza di quest'ultimo MickeyFinn ha la tendenza a perdersi sconosciuta a Davis e quindi il materiale sembra meno prender forma, attingendo ad una forma di organizzazione degli spazi piu' inconscia. E? possibile che il tipo di droghe assunte sia differente da quelle degli anni 70. Qui l'effetto sintetico è piu' ossessionato e languido, privo di quella programmaticità davisiana. MARCELLO MASTROIANNI, la rumba dedicata al tenero attore, sembra I only have eyes for you, cantata da un ubriaco teneramente saturo di Armagnac Hennessy. DUDEK! è Franco Micalizzi. REDRUM REDRUM REDRUM si situa dalle parti di Calypso Freelimo e attende la voce di un Tricky per completare il trip hop sabbatico. THE RETURN OF THE GIANT SQUID dal titolo cormaniano legata a SMILE DEAD SMILE stanno in un deserto di Almeria e Inferno di Dario Argento. Potrebbe essere il complemento alle musiche di un western alla Canevari con Bill Frisell motore di idee.SNOID, tra le più davisiane e non per la presenza della tromba di KYLE GREGORY, ma perchè ha il tono apocalittico di certo Davis anni 80. L'atollo hawaiano di pace e serenità e meritata solitudine de LA CENTESIMA VOLTA chiude questo trip pressochè infernale ed iniziatico. Come si potrà VEDERE all'ascolto stavolta è calata giusta.... La chitarra di Enrico Terragnoli si aggira come un anziano avido di tesori nel mercatino delle pulci di una fiera di paese; il basso di Danilo Gallo sembra avere un'ostinata antipatia per le note e sogna di essere un vecchio portone cigolante e dall'aspetto osceno; Giorgio Pacorig sfarfalla sulle tastiere in modo aguzzo e laterale creando terreni sterrati e scorciatoie agli stessi; la cassa loffa e i piatti sfarinosi di Zeno de Rossi sono semplicemente autostrade. buon trip!!!! MICKEY FINN: Dudek! (el gallo rojo records, 2006)
13.01.07 17:10
playlist da "battiti" (RadioTre) - ottobre 2006
26-10-2006
PENDLER, Good Job, da "You Come to Me" - Karate Joe Rec KJ020CD
ERI YAMAMOTO, Takeda No Komoriuta (Japanese Folk Song), da "Cobalt Blue" - Thirsty Ear THI57170.2
DAKOTA STATON, Too Close for Comfort, da "Dynamic!" - Capitol Jazz 0946 3 69804 2 3
--> MICKEY FINN, Snoid, da "Dudek!" - El Gallo Rojo 314-10
Intervista a Roberto Paci Dalň:
Organo Magico Laico - 28 Settembre, Teatro Valli, Reggio Emilia
Agguati: ciclo di musiche eterodosse - dal 18 Novembre, Velvet Factory, Rimini
Millesuoni: Deleuze, Guattari e la musica elettronica - a cura di Roberto Paci Dalň e Emanuele Quinz - Edizioni Cronopio
Gianluca Diana intervista JOHN SINCLAIR
JOHN SINCLAIR, It's All Good (420 Mix), da "It's All Good" - Big Chief Productions BIG CHIEF CD 002
JOHN SINCLAIR, Consequences / Blues All To You, da "It's All Good" - Big Chief Productions BIG CHIEF CD 002
JOHN SINCLAIR AND HIS BLUES SCHOLARS, Cross Road Blues, da "Fattening Frogs for Snakes" - Okra Tone Records OKR 4968
PROFESSOR LONGHAIR, Tipitina, da "Rock'N'Roll Gumbo" - Dancing Cat Records DD3006
WILLIE KING, Terrorized, da "Living in a New World" - Rooster Blues Records rob cd 2647
JOHN SINCLAIR AND HIS BLUES SCHOLARS, We Just Change The Beat, da "Fattening Frogs for Snakes" - Okra Tone Records OKR 4968
JOHN SINCLAIR, Consequences / Blues All To You, da "It's All Good" - Big Chief Productions BIG CHIEF CD 002
CONJURE, Prayer To Earth, da "Bad Mouth" - American Clavé AMCL 1052/53
PIRI THOMAS, Born Anew At Each A.M., da "Every Child Is Born A Poet" - American Clavé AMCL 1032
PAUL HAINES / GREG TATE, Sticks In The Mind, da "AA.VV., Darn It! - Poems by Paul Haines, Music by Many" - American Clavé AMCL 1014/18
PAUL HAINES / PAUL DUTTON / JOHN KAMEVAAR / AL MATTES / JOHN OSWALD / MICHAEL SNOW / JACK VORVIS, The Please Fasten Your Seatbelt Sign, da "AA.VV., Darn It! - Poems by Paul Haines, Music by Many" - American Clavé AMCL 1014/18
PAUL HAINES / ROBERT WYATT, Curtsy, da "AA.VV., Darn It! - Poems by Paul Haines, Music by Many" - American Clavé AMCL 1014/18
PIRI THOMAS, Momma Never Lost Her Sense Of Beauty, da "Every Child Is Born A Poet" - American Clavé AMCL 1032
25-10-2006
--> MICKEY FINN, Smile Dead Smile, da "Dudek!" - El Gallo Rojo 314-10
SUPER SWEET TALKS, The Lord's Prayer, da "West African Gold" - World Music Network RGNET1173CD
DAKOTA STATON, Anything Goes, da "Dynamic!" - Capitol Jazz 0946 3 69804 2 3
JOHN FAHEY, Song for Sarah, da "Sea Changes and Coelacanths: A Young Person's Guide to John Fahey" - Table of the Elements TOE-CD 85
ROMAEUROPA FESTIVAL 2006 - 29 settembre-9 dicembre: intervista a Fabrizio Grifasi
ANTONY AND THE JOHNSONS, You Are My Sister, da "I Am a Bird Now" - Secretly Canadian SC105
MATTHEW MITCHELL / DUNCAN HAYNES, Arcane The Mongoose, da "The Urban Choreographic" - Leo Records CD LR 466
KETIL B4ŘRNSTAD, Taipei Nights No. 1, da "Before the Light - An Imaginary Soundtrack" - Universal 0602498689806
TORBJÖRN ZETTERBERG, Slutet Och Delar Av Sanningen, da "Krissvit" - Moserobie Music Production M.M.P. CD041
BERTHIAUME/DONATO/TANGUAY, Attitude Frank, da "Ellen's Bar" - Ambiances Magnetiques AM 152 CD
MARK DRESSER, Lureal, da "Unveil" - Clean Feed CF043CD
STUDER-FREY, Stop and Go, da "Zweierlei" - UTN Records UTR 4169
SOUND ON SURVIVAL, Amherst III, da "Live" - Henceforth Records 101
OLU BUTTERFLY, If We Do Nothing, da "Jazz Bizniz 3" - Counterpoint Records CRCD019
13.01.07 17:09
Round Midnight - PLAYLIST del mese di Novembre, 2006
Round Midnight
controradio Firenze FM 93.6 e 98.9
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PLAYLIST del mese di Novembre, 2006
COMPILED BY Enrico Romero e Massimo Bressan
Contact: cosmicjazz@tin.it
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Novembre
§ Free Music Ensemble, Montage, Okka disk (www.okkadisk.com)
§ Nels Cline, New Monastery, Cryptogramophone records (http://www.cryptogramophone.com/)
§ Luther Thomas quartet, finally! total unity in 3 phases, Ayler records (www.ayler.com)
§ Skidmore, M. Osborne, J. Surman,, S.O.S., Ogun records (http://www.cadillacjazz.co.uk/)
§ Evan Parker, Time Lapse Tzadik (www.tzadik.com)
§ Soft Machine, Middle earth masters, Cuneiform records (http://www.cuneiformrecords.com/)
§ CRAP (Edoardo Ricci, Roy Paci, Jacopo Andreini e Helmut Cipriani), Crap, Megaplomb records (www.megaplomb.it)
--> § Mickey Finn, Dudek!, El Gallo Rojo (www.elgallorojorecords.com)
§ Trio 3 (O. Lake, R. Workman, A. Cyrille), Time Being, Intakt records (www.intaktrec.ch)
§ Sound in Action trio, Cage, Atavistic (www.atavistic.com)
§ William Parker bass quartet (H. Grimes, Sirone, A. Silva) feat. Ch. Gayle, Requiem, Splasc(h) records (www.splaschrecords.com)
§ Giovanni Falzone European Ensamble, Meeting in Paris, Soul Note (www.blacksaint.com)
§ Lee Konitz Martial Solal quartet with Henry Texier and Daniel Humair, European episode. Impressive Rome, Cam records (www.camoriginalsoundtracks.com/camjazz/)
§ Ramsey Lewis, The in crowd anthology, Chess / Universal
§ Urkuma, Rebuilding Pantaleone’s Tree, Baskaru (www.baskaru.com)
13.01.07 17:09
Round Midnight - PLAYLIST del mese di Ottobre, 2006
Round Midnight
controradio Firenze FM 93.6 e 98.9
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PLAYLIST del mese di Ottobre, 2006
COMPILED BY Enrico Romero e Massimo Bressan
Contact: cosmicjazz@tin.it
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Ottobre, 2006
· Ornette Coleman, Sound Grammar, Sound Grammar
· Evan Parker, The topography of the lungs, PSI records
(www.emanemdisc.com)
· Otomo Yoshihide’s New Jazz Quinteet feat. Mats Gustafsson, ONJQ Live
in Lisbon, Clean Feed (www.cleanfeed-records.com)
· Wolf Eyes & Anthony Braxton, Black Vomit, Victo (http://victo.qc.ca/)
· Francesco Bearzatti Sax Pistols, Stolen Days, auand (www.jazzos.com)
· Mysterium, for quintet, Eavesdrop records (www.mysteriumproject.com)
· (etre), A post-fordist parade in the strike of events, Baskaru
(www.baskaru.com)
--> · Wergeld, Achtung!, El Gallo Rojo (www.elgallorojorecords.com)
· Conrad Bauer, Ulrich Gumpert, Ernst-Ludwig Petrowsky, Gunter Sommer,
11 songs – Aus Teutschen Landen, Intakt records (www.intaktrec.ch)
· The Microscopic Sextet, Surrealistic Swing, Cuneiform
(www.cuneiformrecords.com)
· Art ensamble of Chicago, non-cognitive aspects of the city. Live at
Iridium, PI recordings (www.pirecordings.com)
· Roscoe Mitchell trio with Vincent Davis, Harrison Bankhead, No side
effects, RogueArt (www.roguart.com)
· Jamie Saft Trio, Trouble - The Jamie Saft Trio Plays Bob Dylan,
Tzadik (www.tzadik.com)
· Kidd Jordan, William Parker, Hamid Drake, , AUM fidelity
(www.aumfidelity.com)
· Frequency (Edward L. Wilkerson, Harrison Bankhead, Avreeayl Ra,
Nicole Mitchell), Frequency, Thrill Jockey (www.thrilljockey.com)
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Controradio 93.6 98.9 FM - via del Rosso Fiorentino, 2 - 50142 Firenze
Italia
tel. +39 055 7399910 fax +39 055 7399977 e-mail:
controradio@controradio.it
www.controradio.it
Radio Popolare 107.6 FM - via priv. Ollearo, 5 - 20155 Milano
tel. +39 02 392411 e-mail: radiopop@radiopopolare.it
www.radiopopolare.it
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13.01.07 17:09
http://musica.blog.excite.it/permalink/444777 - 15.09.2006
Mickey Finn - Dudek!
Etichetta: El Gallo Rojo - Voto: 8
Brano migliore: Dudek!
Il Mickey Finn (o familiarmente Mickey), chi legge romanzi gialli lo sa di sicuro, è un drink addizionato di sostanze psicotiche somministrato all’insaputa di qualcuno con il preciso scopo di fargli perdere conoscenza.
Con queste premesse, se Mickey Finn diventa il moniker per un gruppo musicale, è facile immaginare quale proposito si prefigga. [...]
di Joyello
Registrato a Ljubljana nel 2005, Dudek!, esordio discografico dei Mickey Finn, ha sicuramente un effetto Mickey che cela, sotto trame armoniche precise e suadenti, un substrato inconscio che lascia storditi ed attoniti.
Il disco esce in questi giorni edito da El Gallo Rojo e ne sono artefici Giorgio Pacorig (tastiere), Danilo Gallo (basso), Enrico Terragnoli (chitarra) e Zeno DeRossi (batteria).
La musica che scorre, seducente e invasiva, nasce dall’improvvisazione collettiva e fulminea e cresce in una psichedelia mesmerica per dipanarsi in note aggraziate e affascinanti.
Tra citazioni colte ed ironiche e omaggi cinematografici d’ogni specie (Redrum.Redrum.Redrum, Marcello Mastroianni) il quartetto si diletta a stemperare suoni e strumenti con l’intesa musicale che solo i grandi sanno raggiungere.
Piccoli temi armonici si amalgamano con l’immediatezza e l’intuizione restituendo composizioni ready-made di fattura elegante e di fascino ammaliante.
Il gusto più forte del jazz tradizionale viene a patti con quello sfaccettato dell’improvvisazione creando trame di sapore universale e di ampio respiro.
Il rock progressivo di crimsoniana memoria evocato da “The Return of Giant Squid” (qui l’mp3) e “Snoid” (con l’intervento incantevole della cornetta di Kyle Gregory), il morbido tessuto old-fashioned della conclusiva “La centesima volta” con un ispiratissimo Terragnoli, fino ai tempi dispari della sublime title track (qui l’mp3) danno a questo album un sapore soave e coinvolgente dove ogni nota riesce a disegnare, sospese nell’aria, le paraboliche qualità interpretative di questi quattro musicisti.
L’irrefrenabile gioco di Pacorig di prendersi gioco del piano elettrico per impadronirsi della sua anima viene ridimensionato dall’eleganza di Terragnoli che, sulle sei corde, si muove con indolente padronanza. Il supporto ritmico dei collaudati DeRossi-Gallo sono l’inevitabile colla emotiva che tiene assieme un impasto tanto delicato quanto impudente.
Ultima (ma non ultima) nota di merito va alla bellissima grafica curata da Matteo Saccomani che degnamente veste uno dei dischi italiani più interessanti di quest’anno.
13.01.07 17:08
Jazz Convention - luglio 2006
Angelo Abbonante
Jazz Convention
luglio 2006
Enrico Terragnoli Orchestra Vertical
L’anniversaire
L’anniversaire
La lingua francese interamente utilizzata in questo lavoro sicuramente incuriosisce non poco, considerando che tutti i musicisti sono italiani. Claudia Bidoli (voce dei E102) ne firma i testi ed interpreta ben sette liriche (solo l’ottavo pezzo è strumentale). Il ritmo principale delle composizioni e degli arrangiamenti, di Enrico Terragnoli, è il latino americano. A questo punto, sicuramente qualcuno starà già pensando: “Facile in questo periodo rispolverare mambo, cha cha cha e quanto ci gira intorno…”. Niente di più sbagliato. Terragnoli e l’Orchestra Vertical riescono a creare un suono originale, seducente e affascinante, pulito e sofisticato ma senza affettazioni. Vi ritroverete ad evocare locali notturni di qualche decennio fa e poi passare agli erotici caldi torbidi innaffiati da bottiglie d’acqua fredda su t-shirt bianche infuocate dai calori delle stagioni in calde regioni.
Un disco che non dovrebbe occupare i reparti della musica “per pochi”, quasi ogni pezzo potrebbe essere un potenziale singolo da far girare in radio e televisioni, un disco che potrebbe tranquillamente entrare nei lettori di tutti e non pochi saranno tentati a riascoltarlo per due volte di seguito.
13.01.07 17:08
El Gallo Rojo + Chris Speed, Musicus Concentus, Firenze, Sala Vanni, 20.10.2006
All About Jazz Italia
di Neri Pollastri
[Source: http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=840 ]
Serata italiana (seppur con un illustre ospite statunitense come Chris Speed) al Musicus Concentus, con uno dei gruppi più apprezzati dell’attuale scena nazionale: El Gallo Rojo. La formazione, in verità, è la “All Star” dell’omonimo collettivo di musicisti, che - per una etichetta che ancora una volta ne condivide il nome - ha già prodotto numerosi ed interessanti lavori per formazioni diverse.
Questo gruppo, in pratica un doppio quartetto per completare il quale è stata richiesta la presenza come “ospite” di Speed, è nato per rappresentare il collettivo in modo organico, ma è poi diventato una splendida realtà che sta attualmente impegnando i musicisti in modo sempre più intenso.
Le ragioni divengono evidenti ascoltando il concerto. In primo luogo, i (numerosi) brani del repertorio proposto sono ciascuno il frutto del lavoro compositivo dei diversi componenti dell’organico. Il fatto poi che, nonostante le molte mani, il complesso del concerto abbia mostrato grande coerenza stilistica, dimostra da un lato l’indubbio feeling tra i musicisti, dall’altro il lavoro di adattamento che vi è alle spalle. Proprio quest’ultimo è un’altra ragione che spiega la crescente importanza del gruppo per gli stessi suoi membri: il modo di stare sul palco dei musicisti palesava infatti quanto gusto essi provino per questa musica potente e articolata, ora esplosiva, ora riflessiva.
La struttura di base della proposta di El Gallo Rojo, così come è emersa sul palco della Sala Vanni (forse non il migliore possibile per un gruppo del genere, per i suoi rimbombi e per la mancanza di amplificazione, e che tuttavia non lo ha penalizzato molto, segno di un notevole equilibrio tra le parti), vede una marcata centralità della ritmica - i due contrabbassi, di Danilo Gallo e Stefano Senni, e le due batterie, di Zeno De Rossi e Massimiliano Sorrentini - con l’apporto della chitarra di Enrico Terragnoli e le tastiere e l’elettronica di Alfonso Santimone. Sul tessuto elaborato da quest’organico, intervengono le due ance - perlopiù sax tenore, in alcuni brani clarinetto - di Francesco Bigoni e Chris Speed. Quel che però si inserisce originalmente e, diciamo così, “trasversalmente” in questa struttura è il fatto che le tre coppie di strumenti lavorano in modo molto simile l’un l’altra, quasi come se fossero ciascuna un solo strumento, però molto più duttile e sofisticato. In tal modo, sono rari i momenti in cui un singolo strumento prende l’assolo, che perlopiù viene preso assieme dalla coppia, senza però che esso venga condotto all’unisono, bensì lasciando che ciascuno degli strumenti della coppia si esprima a proprio modo, sebbene a fianco dell’altro.
Inserito in una musica spesso avanzante ad ondate progressive, sospinta a turno dai due contrabbassi o dalle due batterie e sulla quale i due sax sono liberi di fare una sorta di surf in pieno vento, l’artificio dell’uso degli strumenti accoppiati ha mostrato notevole efficacia e originalità. Tanto più che ogni coppia presentava al suo interno marcate differenze stilistiche ed espressive, evidenti specialmente nelle due batterie - più aggressivo e tradizionalmente ritmico Sorrentini, più delicato, attento agli stacchi, quasi melodico De Rossi - e nei due sax - più rotondo e dedito all’espressività sui toni alti Bigoni, più aspro e “scuro” Speed.
Un concerto quindi riuscito e interessante, segno emblematico della vivacità della scena sperimentale del nostro paese.
13.01.07 17:08
Round Midnight - PLAYLIST del mese di Maggio, 2006
Round Midnight
controradio Firenze
PLAYLIST del mese di Maggio, 2006
COMPILED BY Enrico Romero e Massimo Bressan
· Mujician, There’s no going back now, Cuneiform records (www.cuneiformrecords.com)
· ROVA, Totally Spinning, Black Saint (www.blacksaint.com)
· Vandermark 5, Free jazz classics vol 2, Atavistic(www.atavistic.com)
· Louis Moholo septet, Bra Louis, Bra Tebs/ Spirits Rejoice, Ogun records
· (etre) A post-fordist parade in the strike of events, Baskaru records (www.baskaru.com)
· Ned Rothenberg, The Fell Clutch, Animul records (www.nedrothenberg.com/recordings.html)
· G. Hall, Lee Ranaldo, W. Hooker, Oasis of Whispers, Alien8 recordings
· Muhammed ‘Jimmy’ Muhammed, Takkabel, Terp Records (www.terprecords.nl)
· Gallo and the roosters, Todo Chueco, El Gallo Rojo (www.elgallorojorecords.com)
· Dave Douglas, Meaning and Mistery, Greenleaf records (www.greenleafmusic.com)
02.07.06 10:57
Jazz Convention - giugno 2006
Fabio Ciminiera
Jazz Convention
giugno 2006
El Gallo Rojo Records
Un piccolo gallo rosso sul margine della copertina. Una linea grafica semplice, ma subito riconoscibile, presenta i dischi dell'etichetta El Gallo Rojo. Discorso grafico che prosegue con il booklet, formato poster, di tutti i dischi e dall'impatto delle immagini presenti nei diversi lavori. Anche nella musica viene seguita una linea progettuale che unisce i lavori dell'etichetta, un filo rosso che percorre i progetti in nome di una trasversale predisposizione alla confluenza dei suoni e dei linguaggi.
L'etichetta El Gallo Rojo (www.elgallorojorecords.com) nasce grazie alla costituzione del Collettivo omonimo. Il Collettivo è formato da musicisti giovani ed emergenti, provenienti, per lo più, dall'Emilia Romagna, dal Veneto e dalla Lombardia. Musicisti uniti da esigenze artistiche, da progetti comuni, ma anche dalla pratica necessità di produrre, distribuire e far conoscere la propria musica in modo diretto, abbattendo costi e difficoltà oggettive del mercato discografico indipendente italiano, superando la mediazione di etichette e manager, la trafila dei tempi di pubblicazione e via discorrendo. Un lavoro portato avanti dai componenti del Collettivo, per poter dare la musica, così com'è, senza mediazioni, al pubblico. "C'è il discorso della produzione a basso costo, della distribuzione propria, il nostro volendo è un esempio di produzione alternativa, di etichetta indipendente "intelligente", e c'è anche il desiderio di portare la nostra musica direttamente agli ascoltatori."
Ne abbiamo parlato con Francesco Bigoni, sassofonista di Ferrara, protagonista del progetto Rootless, addetto stampa del Collettivo e dell'etichetta. Il nucleo di partenza del Collettivo è composto da Danilo Gallo, Zeno De Rossi, Francesco Bigoni, Enrico Terragnoli, Stefano Senni, Massimiliano Sorrentini, Alfonso Santimone e Martino Fedrigoli, l'unico non-musicista del collettivo.
"Mi sembra giusto partire dal Collettivo. L'etichetta è, comunque, il primo passo nella direzione di un Collettivo di musicisti che si occupa di produzione ma anche di molto altro. Quello che ci interessa è lavorare come artisti e come musicisti, metterci in relazione tra di noi. Sotto un certo punto di vista, è stata un'assunzione di responsabilità: producendo dei dischi, noi stessi assumiamo ruoli altri, rispetto a quello del musicista. Questo comporta delle responsabilità in più ma anche un controllo totale di tutti gli stadi della produzione. Dall'incisione in studio, alla grafica, alla stampa, alla distribuzione."
L'assunzione di responsabilità e la forzata decisione di calarsi in ruoli altri rispetto a quelli, soliti, dei musicisti: fare i conti con tutto l'insieme della produzione, con la burocrazia e le difficoltà della vendita, con i contatti con la stampa e le altre realtà musicali.
"La presenza dei musicisti del Collettivo nei primi che abbiamo stampato è stata una necessità: da una parte avevamo molti dischi già pronti e dall'altra volevamo che i musicisti del Collettivo fossero ben rappresentati in questa fase iniziale per farci riconoscere, per dare un segno chiaro della nostra presenza. Ma, in definitiva, ci piace l'idea che nelle nostre prossime realizzazioni siano rappresentate anche altre realtà. Già in questi primi dischi, in ogni caso, sono presenti musicisti del Collettivo Basse Sfere, una realtà molto simile alla nostra, e anche musicisti estranei alle realtà collettive. Non vogliamo che questo diventi il nostro spazio: riceviamo materiale da molti musicisti, amici e anche musicisti che non conosciamo personalmente, che ci mandano dei master per una eventuale pubblicazione. Materiale che noi ascoltiamo con moltissima attenzione. Questo ci porta a parlare di musica in termini più oggettivi di quanto non siamo abituati a parlare della nostra musica."
Il Collettivo diventa il terreno per conoscersi meglio e approfondire il rapporto tra i musicisti anche oltre gli aspetti professionali. La stretta vicinanza per le decisioni da prendere (Francesco Bigoni, come Danilo Gallo e Zeno de Rossi che abbiamo avuto modo di sentire in questi giorni, ripetono spesso come il confronto sia serrato, partecipe e costante) "Una delle istanze che ci ha spinto a formare il Collettivo, è quella di aver constatato come, nella scena musicale italiana, manca un rapporto umano tra musicisti che vada oltre il rapporto professionale. Spesso tra i musicisti non si parla di musica, chi vive a Torino non sa cosa facciano i musicisti di Bologna. Noi vorremmo che la nostra realtà fosse un territorio di scambio e di confronto tra musicisti di città diverse. Infatti, insieme ad altre realtà collettive, ci stiamo organizzando per creare dei meeting e degli incontri che possano servire anche semplicemente per scambiare materiale o idee. Non solo in Italia, ma anche con collettivi di altre nazioni europee: stiamo per scambiare il nostro catalogo con un collettivo francese, Yolk Records, che ha sede a Nantes e che ha anche un'esperienza molto simile alla nostra perché ha anche un'etichetta."
Quanto detto ovviamente si riflette sulla musica. Si è già detto della presenza, in questi primi dischi dell'etichetta, della presenza dei musicisti del Collettivo. Dare il segnale della propria esistenza, dare una cifra coerente a un progetto discografico. Molti dei nomi del Collettivo compaiono nelle varie formazioni, come Zeno De Rossi, Danilo Gallo, Stefano Senni, Enrico Terragnoli che sono protagonisti di diversi lavori.
"Se dovessi individuare una cifra comune, una matrice estetica presente nei lavori del nostro Collettivo è sicuramente una certa predisposizione alla trasversalità rispetto ai linguaggi. Quando ci siamo posti il problema di definire un manifesto estetico del Collettivo, o di individuare una linea della nostra etichetta, ci siamo detti che l'unico punto da tenere ben in evidenza era proprio la predisposizione ad essere trasversali rispetto ai linguaggi e una certa attitudine alla sperimentazione... volendo sono termini un po' vaghi, ma senz'altro ci rappresentano... É indubbio che ascoltando i nostri dischi si senta una trasversalità, magari all'ascolto possono sembrare diversi, anche molto diversi tra loro, ma questo tipo di approccio alla musica caratterizza un po' tutti i progetti."
E terminiamo con la grafica, la distribuzione e i costi.
"Massimiliano Sorrentini e Sara Meneghini hanno coordinato il lavoro grafico generale e hanno impostato le linee guida tipografiche dell'etichetta. Abbiamo scelto una linea essenziale: poco testo all'esterno, solo i nomi dei musicisti, i titoli dei brani, all'interno, la scelta del poster in quattro parti per cercare di dare spazio all'aspetto grafico. Per ogni disco si commissiona il lavoro ad un grafico, interno o esterno al Collettivo, che lavora a partire dalla musica, dal titolo, dalle informazioni, per realizzare una grafica che, in un certo senso, completi il lavoro: ci sono le linee guida generali dell'etichetta, ma poi, caso per caso, la grafica viene mirata su quello che è il contenuto del disco. La nostra distribuzione per ora è assolutamente indipendente: abbiamo scelto un paio di siti internet, Jazzos e Suoni e Ritmi, e alcuni punti vendita sul territorio scelti per rapporto diretto, un rapporto di fiducia, cercando di portare i nostri dischi in negozi di cui conosciamo le scelte, di cui conosciamo il tipo di clientela... portando, personalmente, ciascuno di noi, i dischi nei vari negozi... I costi? Ai concerti, vendiamo il disco a dieci euro e chiediamo ai negozi di non superare i dodici euro. Una produzione a basso prezzo, con un prezzo politico, indicato al rivenditore."
02.07.06 10:57
Radio Popolare - 5.6.2006
Radio Popolare - 5.6.2006
"Prospettive musicali": tutte le domeniche dalle 22:37 alle 23:29.
La scaletta di ieri sera (Hanne Hukkelberg, Eugene Chadbourne Goin, Elliott
Sharp's Terraplane, Hatfield and the North, Tom Cora + Soldier String
Quartet + Butch Morris + Nic Collins, Zaar, Ray Russell, Thelema, Enrico
Terragnoli Orchestra Vertical) è online, con link a siti di musicisti, mp3,
case discografiche ecc.:
http://tinyurl.com/ap3ls
02.07.06 10:56
Jazz Convention - maggio 2006
Fabio Ciminiera
Jazz Convention
maggio 2006
Rootless
Brian had a Little Plate
Una strana formazione si muove nel piccolo piatto di Brian. Strana e intrigante. Un'utilizzo particolare dei suoni e dei ritmi; scelte originali e poco usuali nella composizione del gruppo e nell'accostamento degli strumenti.
Un quintetto che sintetizza suoni metropolitani e una buona disposizione melodica. La principale particolarità di Rootless, questo il nome della formazione, risiede nell'accostamento del tenore, dal forte spessore interpretativo, con la chitarra elettrica di Simone Guiducci, tagliente e aggressiva. Una front-line che interagisce secondo metodi diversi nelle dieci tracce del disco: con l'unisono, con le due linee melodiche dei solisti contrapposte, lasciando alla chitarra i compiti di sostegno armonico. Ulteriore elemento di interesse del suono è la presenza parca del pianoforte di Luca Dell'Anna, che, ad esempio, minimizza sempre più l'accompagnamento in Keep the focus: stratagemma che permette l'avvicinarsi degli strumenti, con le frizioni e gli incontri, e mette ancor più in evidenza la natura aspra, sfuggente e ipnotica, del suono.
Accostamento e sovrapposizione. Direzioni sghembe e trasversali. La costruzione del suono si avvale di movimenti sempre diversi. In Brian's Little Plate chitarra e sassofono si uniscono, si allontanano, assumono compiti diversi, lasciano che il pianoforte apra le improvvisazioni, spostando l'attenzione su altri accenti del brano, il pianoforte stesso ridotto, nel tema, a un ruolo di semplice punteggiatura, la ritmica che regola volume e intensità del suo apporto con precisione a seconda di quanto accade.
É una costruzione che continua per tutto il disco e si definisce istante per istante. Uno sviluppo che si avvantaggia del terreno offerto da brani che si legano bene alle tensioni del gruppo. Gli effetti sulla chitarra che Guiducci usa in Lose the focus aumentano le tensioni presenti nel tema e si riflettono sul suono e sullo sviluppo dell'assolo di Bigoni. L'apporto della batteria e del contrabbasso diventa protagonista dell'atmosfera del lavoro: una ritmica che riesce ad essere insistente e pressante, che conduce lo sviluppo dei brani e ne segue gli sviluppi sonori con scelte sempre azzeccate e che rilancia ai solisti una sfida fervida. Il suono del gruppo è la combinazione di elementi che spingono in direzione diversa: l'energica spavalderia della chitarra solista e la sua libertà nell'accompagnare, un tenore di spessore, rotondo e narrativo, ma capace di scatti improvvisi e graffianti, il pianoforte che agisce con parca e ben calibrata presenza, la ritmica che garantisce il suo compito con presenza e gioca molto anche sui suoni, sull'impasto che crea con gli altri strumenti.
Rootless, senza radici... In Brian had a Little Plate si alternano momenti liberi, l'introduzione di Lose the focus e buona parte di Unhandled exception, e gli aspetti melodici, struggenti in Brunswick road, più riflessivi in Now I lay down to sleep e Preparazione acca, la spinta progressiva dell'apertura di Brian's Little Plate, la visione scura del tema di Lose the focus. Più che la mancanza di radici, si nota una molteplicità di stimoli che provengono dalle tradizioni - dal mainstream, dalle melodie popolari, dalle canzoni - e che vengono affrontate con pragmatica e disinvolta personalità.
Rootless, forse, proprio per quanto si diceva in precedenza. Per l'atteggiamento di continuo movimento, di continua definizione che si diffonde nell'intero corso del lavoro. In Brian had a Little Plate è normale ascoltare una disposizione particolare degli incastri degli assolo, una scelta non usuale nell'accompagnamento, la chiusura e l'apertura dei temi con sezioni corali che ne dilatano l'effetto, dove trovano spazio improvvisazione libera, corale, sempre condotta dalla necessità del brano. Il disco diventa il terreno per una ricerca corale che fonda la scrittura e dirige il suo sviluppo effettivo.
Uno sviluppo nel quale si mescolano atteggiamenti e personalità. La chiara visione strumentale e narrativa di Francesco Bigoni; la chitarra, liquida e spiazzante, di un elettrico Simone Guiducci; il richiamo di suoni e modalità che rende particolare nell'incastro, nell'accostamento lo svolgersi del disco. Senza il riferimento stretto ad una radice predominante, Brian had a Little Plate è caratterizzato dall'urgenza di esplorare liberamente materiali ed interpretazioni.
02.07.06 10:55
Jazzitalia - maggio 2006
Franco Bergoglio
Jazzitalia
maggio 2006
Gallo & the Roosters
Todo Chueco
Bravi e coraggiosi. Perché sperimentano, perché mescolano i linguaggi e improvvisano davvero liberamente. Tutte cose di cui la musica, il jazz, hanno un gran bisogno, sempre.
Danilo Gallo è un giovane contrabbassista, (è nato a Foggia nel 1972), ma vanta già una notevole attività concertistica e didattica. Ha collaborato tra gli altri, con Benny Golson, Bob Mintzer, Gianluigi Trovesi, Bob Mover, Bobby Durham, Paolo Birro, Paul Jeffrey, Gianluca Petrella, Fabrizio Bosso, Gianni Lenoci, Marcello Tonolo, Massimo Manzi, Don Braden, Marco Tamburini, U.T. Gandhi (quest'ultimo è ospite alla batteria in un brano del cd). Una lista di nomi veramente ragguardevole.
L'esperienza fatta si fa sentire anche nell'avanzata maturità del suo linguaggio. E' un musicista curioso, che si produce su più strumenti ed in contesti anche molto diversi tra loro.
Il disco è forte, come si potrebbe dire di una pietanza dal gusto intenso. Questo avviene a partire dai ritmi: più vicini al rock e al folk che ad un certo jazz ancorato alle tradizioni, il tutto sapientemente miscelato a momenti più liberi, legati ad una estetica free.
Ma su questo tessuto ritmico si involano improvvisazioni notevoli specialmente al trombone (nelle mani di Gerhard Gschlossl) e al clarinetto basso.
Proprio quest'ultimo, suonato da Achille Succi, gode di alcuni momenti davvero preziosi, disseminati nell'intero lavoro. In Kabu-l, ad esempio, il brano di apertura, scritto da Danilo Gallo, c'è un notevole assolo di Succi, che si posiziona in un filone di musicisti italiani che praticano questo strumento con esiti di valore assoluto. (Il solito nome per tutti: Gianluigi Trovesi).
Ma torniamo al disco: Todo Chueco è multiforme anche quando le composizioni non escono dalla penna di Gallo; e vanno da un omaggio a Tom Waits (Alice) a una rilettura di Satie, che inizia morbidamente per esplodere dopo pochissimo in una furiosa marcia rockeggiante.
Il disco si chiude invece con un omaggio pensoso e delicato alla città di Udine, dove sono nuovamente in evidenza i soli di trombone e clarinetto basso, mentre Gallo costruisce dietro a loro un malinconico e "ombreggiato" accompagnamento.
02.07.06 10:55
Jazzreview.com - maggio 2006
Ana Isabel Ordonez
Jazzreview.com
maggio 2006
Gallo & The Roosters
Todo Chueco
“No tenemos que pedir permiso para ser libre,” indeed no and this slogan fit perfectly in the music composed by Danilo Gallo. Contrabassist, composer and arranger, living in Venice (Italy), Danilo also runs his own record label, “El Gallo Rojo Records” with his cohort, Zeno De Rossi. I have heard strange names for record labels but this one surprisingly marries names, attitudes and composition with an amazing knack.
Danilo Gallo has a solid classical foundation, but also a great endowment for testing the free waters. His cooperations with such great artists as Benny Golson, Bob Mintzer, Paul Jeffrey, Chris Speed, Gianluigi Trovesi, Fabrizio Bosso, Gianni Lenoci, among many others testify his ability to adapt his voice to every musical context.
From innovation, creativity and appealing compositions up until the art work of this release, Danilo Gallo disengages tons of lyricism and fun. “Kuba-L” broaches with a bass/sax/drums gloomy introduction leading the chasm to a melodic high skilled trombone player, Gerhard Gschlössl, all of that bringing freedom of expression to every voice. “El Gallo Sanchez” allows the entering of “woods and ore” in a soft ballade, yet filled with great inventiveness and a well balanced drum section.
“Lullaby of Rattlesnakes” and “Mysticisme Nucléaire” prove the extraordinary abilities of Gallo to compose and de-compose. Danilo D’Agaro’s flamboyancy on the tenor is awe-inspiring.
“Bugsy Siegel” and “Udine” are also Gallo’s compositions, both conceding great context to Zeno De Rossi’s drums, Gherard Gschlossl’s trombone and Achille Succi’s clarinet. Succi provides a leisurely scenery, ideal for vagrant preoccupation...
Verona saw Shakespearian beings born in his roots three centuries ago and nowadays hidden genius. The thing is that not only is Verona the nest of talents, but it is all Italy encrypted with virtuosity in Todo Chueco's release.
This album is more than a gift and in a sense the title visualizes the way you will stand after listening to this creation, in a good meaning, as a ”gallo chueco!”
02.07.06 10:54
http://fard-rock.blog.excite.it - 24.04.2006
http://fard-rock.blog.excite.it
24.04.2006
Enrico Terragnoli Orchestra Vertical - L'anniversaire
E’ un bel mondo quello dell’Orchestra Vertical di Enrico Terragnoli.
Un mondo che oggi può entrare nelle case di tutti grazie all’ottimo esordio discografico “L’anniversaire”.
E’ un universo parallelo, ipnotico e d’altri tempi, di bella vita e boheme, di Parigi e di Dakar, di odalische e ampi diametri del centramerica.
Mi piace riascoltare la bella timbrica di Claudia Bidoli, già voce di E102, e sentirla adattarsi così bene alle liriche in francese di queste canzoni. Un lessico curioso, per un prodotto nato in Italia, che amplifica la magia e la sensualità dei flebili mambo architettati e gestiti da Terragnoli.
In una manciata di pezzi (otto, di cui solo uno –la cresta del gallo- strumentale) fatti su un telaio artigianale di chitarre, organo hammond, charango, percussioni, piano rhodes e basso acustico, si cimenta una schiera di musicisti tra i più quotati della scena italiana di oggi. Sebbene risulti facile farsi venire alla mente i lavori di Marc Ribot e di tutta quell’area di artisti statunitensi (John Zorn, Tom Waits, Lounge Lizards, Ry Cooder…) che ha contribuito a cancellare barriere linguistiche ed etniche in favore di un suono multirazziale e poetico, è innegabile che l’Orchestra Vertical, sebbene –o forse proprio per questo- i musicisti coinvolti siano tutti italiani (in calce l’elenco completo), riesca a dare a queste sonorità un sapore del tutto originale senza nascondere velleità popolari e di ampia fruibilità. Il suono suadente e accattivante delle composizioni ha un respiro raffinato ma senza spocchia, è orecchiabile e leggero, capace di coinvolgere l’ascoltatore in un viaggio sonoro educato ed elegante.
L’affascinante, ipnotica malìa di “Valentine” e il sofisticato arrangiamento arabeggiante di “Tout egal” fino a quello quasi reggae della sinuosa title-track, nonostante i richiami etnici di cui abbiamo detto, portano in sé un delicato retrogusto di canzone italiana come quella che si faceva tanti anni fa, quando il mambo, il cha cha cha e la rhumba si sposavano con grande naturalezza con gli spartiti di casa nostra. Quando Tom Jobim, Wes Montgomery e Jimmy Smith suonavano nei Juke Box assieme a Mina, Buscaglione e Carosone… Bei tempi andati dei quali, dalle nostre parti si comincia a respirare una grande nostalgia.
“L’anniversaire” è un magnifico toccasana per scacciare le tensioni e lo stress, tre qusrti d’ora di ottima musica in un CD che sembra essere nato per dare un senso al tasto “repeat” dei nostri lettori, un disco bellissimo, di grande valore e di inconsueto prestigio per la discografia italiana grazie anche al lavoro di El Gallo Rojo, l’etichetta discografica veronese che lo pubblica, che con molta passione e tenacia sta imponendo un ventaglio di produzioni di tutto rispetto.
02.07.06 10:54
Musica Jazz - aprile 2006
Libero Farné
Musica Jazz
aprile 2006
El Gallo Rojo: l'autogestione continua a dare buoni frutti
L'autogestione continua a rappresentare uno strumento indispensabile nell'ambito della sperimentazione musicale. Nato nel 2005, El Gallo Rojo è un collettivo di otto persone (sette delle quali musicisti) coordinato dal contrabbassista Danilo Gallo e dal batterista Zeno De Rossi: a essi si aggiungono di volta in volta ospiti. L'etichetta discografica ha esordito con l'edizione di otto cd, incisi fra il 2003 e il 2005, accomunati da una coerente e accattivante veste grafica.
"Treyf 1929" recupera brani della tradizione ebraica, con la consapevolezza delle influenze che si sono stratificate nei decenni, durante gli spostamenti tra Europa e America. Le cadenze esplicite, velate di una falsa patina d'epoca, sono inframmezzate da brevi inserti di rarefatta sperimentazione, che risuonano lontani e misteriosi. Più attuale, con una riconoscibile definizione del materiale tematico, risulta la proposta dei Full Metal Klezmer, formazione in cui i titolari (Giorgio Pacorig a varie tastiere, Fabio Basile e Terragnoli alle chitarre, De Rossi e un incisivo Gianni Gebbia) sono affiancati da ospiti, fra i quali spiccano Chris Speed, Achille Succi e al theremin Vincenzo Vasi. I brani del loro "Shachor", scritti prevalentemente da Basile, presentano un'esemplare efficacia melodica, che richiama il modello degli Electric Masada.
Turgori prelevati dall'esempio di Zorn compaiono anche in "Plunge" del quartetto-quintetto di De Rossi. Una dinamica impronta jazzistica, garantita dalle ance di Speed e dal contrabbasso di Stefano Senni, in alcuni brani lascia il posto a un sapore esoticamente funky d'altri tempi, fornito soprattutto dall'Hammond e dal Rhodes di Anthony Coleman, dall chitarre di Terragnoli e dalle percussioni del leader. Un fascino retrò e un coinvolgente esotismo stile anni Cinquanta conferiscono una decisa immagine a "L'anniversaire", uno dei cd più anomali e piacevoli di questa serie. I "ballabili" lenti del leader, pigramente cadenzati, sono impreziositi dai testi in francese di Claudia Bidoli, che li canta con inflessioni seducenti, e dai ritmi latini di un'ampia schiera di validi strumentisti.
Un riferimento al passato, ma in questo caso autenticamente jazzistico, si può cogliere anche in "Have You Met Miss Bates?" del trio di Fabrizio Puglisi (pianoforte), Senni e De Rossi: non solo per lo spirito partecipativo, la tecnica e l'inventiva con cui essi affrontano un intelligente repertorio che comprende brani di Monk, Nichols, Ellington, Mengelberg, Zorn e Morton, ma anche per la consistenza e le affinità che a quei classici affiancano un original come Funcije di Puglisi.
Enrico Sartori (ance), Antonio Borghini (contrabbasso) e ancora Puglisi e De Rossi sono le forti personalità del quartetto Henry Taylor, che in "Crooning The Anger" propone otto brani ben caratterizzati, quattro dei quali a firma di Sartori. Una concretezza essenziale e austera, senza fronzoli, si appoggia su un contesto ritmico asciutto e incalzante. Si può riscontrare un'impronta analoga, ma con più elaborazioni frastagliate permesse dalla formazione allargata, in "Todo Chueco", che comprende episodi danzanti e altri di una certa sovreccitazione. Infine il cd dei Rootless (ma perché senza radici?) presenta un jazz aggiornato, incisivo, molto statunitense; le composizioni di Luca Dell'Anna (pianoforte), Francesco Bigoni (tenore) e ancora Gallo innescano i pregevoli assoli dei vari membri del quintetto, completato da Simone Guiducci (chitarre) e Massimiliano Sorrentini (batteria).
02.07.06 10:53
Jazz Convention - aprile 2006 - 2
Jazz Convention - aprile 2006
Angelo Abbonante
Gallo & The Roosters
Todo Chueco
Covati dalla famiglia de El Gallo Rojo, neo etichetta indipendente, nata per dare libero sfogo a quelle teste musicali intrappolate da quel jazz italiano stantìo, i Gallo & The Roosters presentano un disco dal carattere moderno assiemato con periodi orecchiabili, cantabili e “ballabili” e con periodi più esplicitamente free, senza mai cadere nel monotono e scontato. Dal carattere roccheggiante di Kabu-l carico di un groove che smuove il corpo, si passa ad un’orientaleggiante Bugsy Siegel con un trombone e un clarinetto basso che si trovano ad intraprendere insieme il tema e le improvvisazioni, alla latineggiante El Gallo Sanchez capace di portare nel cielo quel sole afoso da affrontare all’ombra a colpi di pennichelle.
Oltre al variopinto contributo dei brani firmati dal fantasioso contrabbassista e leader Danilo Gallo, trovano spazio anche note del repertorio di musica contemporanea dal quale vengono estratti due pezzi del compositore Eric Satie, Pièce Froides n°1 e n°2, e la melanconica Alice di Tom Waits. Qua e la nell’album si trovano a collaborare una buona manciata di altri musicisti per niente estranei alla linea di stile del quartetto.
Un album che può tranquillamente girare oltre i confini dell’Italia. Infine volevo segnalare la pertinenza dell’intero progetto grafico, ben curato e capace di riuscire ad esprimere la contemporaneità della musica.
Per tutti gli amanti dei files digitali, invece, consiglio di fare un giretto nel sito della El Gallo Rojo; all’interno si troverà la lista degli album finora pubblicati con la relativa scheda e quasi in tutti i titoli si hanno a disposizione un paio di brani da scaricare (legalmente). Sicuramente si avrà modo di ascoltare qualcosa di nuovo e perché no, anche, interessante.
02.07.06 10:52
Jazz Convention - aprile 2006
Jazz Convention - aprile 2006
Fabio Ciminiera
Zeno De Rossi Sultry
Plunge
La questione, per certi versi, è nelle definizioni, nelle parole. Plunge, tuffarsi, immergersi, per chi non avesse il dizionario di inglese sotto mano; sultry, afoso.
Zeno de Rossi fa di Plunge una galleria densissima di richiami, musicali e cinematografici soprattutto, a cose diverse tra di loro. In un certo senso, il titolo spiega molto: Zeno De Rossi, coadiuvato da un gruppo di musicisti notevoli, vale a dire Chris Speed, Stefano Senni, Anthony Coleman e Enrico Terragnoli, conduce chi ascolta attraverso il mondo di Plunge, un mondo fatto di musiche diverse, interpretate secondo canoni diversi, nel quale trovano posto richiami, citazioni e sensazioni di varia provenienza. Zeno De Rossi sviluppa in Plunge un processo di sedimentazione musicale, che non cerca una sintesi immediata nel linguaggio, come era stato per il piano trio di Rope, dove De Rossi e Senni erano protagonisti con Fabrizio Puglisi; in Plunge si accostano e si contrastano musiche e ritmi, il filo conduttore del lavoro viene dal continuo mutamento, dalla costante sorpresa.
Sorprese che entrano in gioco nel ritmo, nei cambiamenti che avvengono anche all'interno dei brani, nella direzione divergente, distante, di molti episodi, nel modo ironico con cui vengono introdotti alcuni passaggi. La dimensione rock della chitarra di Enrico Terragnoli e di alcune ritmiche; una crimsoniana versione di Fujiyama di Dave Brubeck dove si mescolano melodia, lirismo e percussioni, con i tagli acidi dell'organo e l'energia della chitarra; il richiamo ad alcuni temi di Nino Rota e, più in generale, ai suoni delle colonne sonore che danno alla musica una dimensione visiva.
Si potrebbe dire che in Plunge ogni elemento ha l'obiettivo di riordinare e scombinare quanto affermato fino ad un attimo prima. Accostare il ritmo surf di Petunia e l'introduzione lenta e introspettiva di Singer, affidata al clarinetto e all'organo. Le atmosfere progressive di Ida y vuelta, l'incrocio delle improvvisazioni di Speed, Terragnoli e Coleman nel corso del brano, e la rivisitazione dello swing di Abracadabra, che avviene attraverso i suoni, attraverso una ritmica più aggressiva e presente. Brano ulteriormente ampliato dall'inserimento del dialogo tra Kim Novak e Frank Sinatra, tratto da L'uomo con il braccio d'oro di Otto Preminger.
Si potrebbe proseguire considerando che l'andamento frastagliato del disco si manifesta sin dall'apertura del lavoro con Plunge, il brano che da il titolo al lavoro, guidato dal sassofono e ampliato dal ritmo frammentato della batteria, che viene seguito dalle atmosfere torride e tristi di Tina, dedicata, come si presume dai ringraziamenti, a Tina Modotti. Un continuo scompigliare di sensazioni, accostamenti sempre particolari.
L'interpretazione di Cristo Redentor, di Duke Pearson, con il sassofono e la ritmica saldi sul tema, mentre l'organo e la chitarra spaziano tra improvvisazioni e armonie, chiude Plunge in modo didascalico: una sorta di riassunto finale di quanto accaduto, nel corso delle undici tracce precedenti, titoli di coda musicali del racconto del disco.
Il cinema e la letteratura cinematografica di autori come Isaac B. Singer e Paul Auster sono i punti di partenza di molti episodi di Plunge. Singer e The Daniel Quinn Theme sono evidentemente dedicate ai due autori americani. Scrittori che narrano e descrivono con una particolare dimensione visiva, le cui pagine sono spesso facilmente traducibili in inquadrature, dialoghi e situazioni riconducibili, già nella lettura. Molti brani del disco trovano un'ispirazione cinematografica, nella composizione e nelle atmosfere; si coglie, come ci ha riferito lo stesso Zeno De Rossi, nell'intervista che abbiamo realizzato, la passione per il cinema e le sue disparate possibilità espressive.
Il suono diventa lo specchio di Plunge. I fendenti della chitarra e il sostegno di Coleman, che si sposta dal wurlitzer, al fender rhodes e all'hammond, permettono ai musicisti di seguire la deflagrazione delle composizioni. Il sassofono e il contrabbasso che affermano la vicinanza con i suoni della tradizione, pur ampliando, con i loro movimenti, la dinamica del lavoro. Allo stesso modo, interviene Zeno De Rossi con le percussioni che si aggiungono alla batteria. La dimensione liquida e psichedelica apportata dall'organo aggiunge un sapore retrò agli interventi dei musicisti, sempre impegnati nella ricerca del suono migliore da applicare a ciascun brano.
La chiave di lettura di Plunge diventa l'incontro della descrizione visiva di ambientazioni cinematografiche con la ricerca sul suono e sul ritmo. A questo incontro tendono tutte le anime musicali e interpretative, i generi percorsi e i ritmi utilizzati: dare un contesto concreto alle tante spinte e motivazioni della scrittura, al materiale scritto e composto da De Rossi, Senni e Speed, alla scelta dei brani non originali.
E il lavoro si avvale di tutti questi elementi. Il cinema, con i suoni, le ispirazioni, la voce di Frank Sinatra, la provenienza dei titoli; le immagini della copertina, che creano una sorta di modernariato visivo; la dedica e il riferimento a figure come Paul Auster, Isaac B. Singer, Peter Sellers, Tina Modotti, Jim Black e Duke Pearson; la disposizione alla sorpresa; la capacità di legare, con divertimento e curiosità, questi spunti, attraverso la scrittura e i suoni. L'abilità eclettica e le intenzioni trasversali dei cinque musicisti, il disegno sonoro originale e particolare, personale nella sintesi, fanno di Plunge un disco sempre vario che riesce ad essere unitario e compatto nel suo svolgimento, proprio grazie alle intenzioni caleidoscopiche di Zeno De Rossi e dei suoi musicisti.
02.07.06 10:51
Dijazz Radio - Mexico - 3/9.4.2006
Dijazz Radio - Mexico - 3/9.4.2006
El Gallo Rojo Records
Esta edición de Dijazz Radio está dedicada a El Gallo Rojo Records. Del furor y delirio a
la paz y bonanza, de la cacofonía a la rima: ésas son las premisas de Gallo and The
Roosters. Abrimos el programa con ellos. Las selecciones son tomadas de su disco “Todo
Chueco”. Sin duda, Gallo and The Roosters es uno de esos grupos que es preciso considerar
ya dentro de los torrentes mágicos que archivan la mejor música del mundo: estructural,
evocadora, de un grandioso contorno ornamental que reflorece a la égloga docta del arte.
Después de un inicio soberbio, esto no acaba. Seguimos la programación con pequeños nuggets
del catálogo de Gallo Rojo Records. Full Metal Klezner,Zeno de Rossi Sultry, Henry Taylor y
Mikel Finn son algunos de los proyectos que apuestan a la filosofía de la disquera: libre
de ataduras estilísticas, libre experimentación y la distribución independiente. Gallo Rojo
Records es una bocanada de aire fresco en el mundo del jazz.
Playlist:
Gallo and The Roosters "Todo Chueco" El Gallo Rojo Records, 2005
Full Metal Klezmer "Shachor", El Gallo Rojo Records, 2005
Zeno De Rossi Sultry "Plunge", El Gallo Rojo Records, 2005
Henry Taylor "Crooning The Anger", El Gallo Rojo Records, 2005
Mickey Finn "Dudek", El Gallo Rojo Records, 2006
02.07.06 10:50
Ken Waxman - www.jazzword.com - aprile 2006
Ken Waxman - www.jazzword.com - aprile 2006
ZENO DE ROSSI SULTRY
Plunge
El Gallo Rojo 314-6
Organizing a quintet of top-flight Italian and American improvisers, Verona-based drummer Zeno de Rossi’s Sultry has created an unpretentious, yet musically sophisticated session not unlike what labels like Blue Note and Riverside used to turn out with conspicuous
regularity in the 1960s and 1970s.
Not that PLUNGE is in any way a throwback. But de Rossi, who composed half of the 10 tracks here, has played in so many groups from standard piano trios to Klezmer bands, that he has amassed a post-modern sensibility that can mix wit, rhythm and swing with spectacular soloing. A finger-snapper, this CD also exudes enough pure joy that you know the musicians had as good a time recording the tunes as the listeners will hearing them. Alive with solipsistic chord layering from one of Anthony Coleman’s four keyboards,
slashing dissonant riffs from guitarist Enrico Terragnoli and some tenor saxophone honks from Chris Speed, the band pushes Duke Pearson’s “Cristo Redentor” – a funk-jazz hit for trumpeter Donald Byrd in the 1970s – into the 21st Century. Coleman’s work with John Zorn and Speed’s with Tim Berne has obviously made them comfortable with this sort of role playing. Meanwhile the Italians – including bassist Stefano Senni – with that country’s long tradition of opera buffo and theatrical comedy take to the concept naturally as well.
“Cristo Redentor” could also serve as a musical metaphor for the session, since the only throwback PLUNGE resembles is of an era when records could be sophisticated and popular at the same time.
Be aware that if De Rossi writes a tune like “Tina”, which shows off his Latinesque drum rattling, Terragnoli double stopping like George Benson and contrapuntal organ washes mid-way between Jimmy Smith and a Bar Mitzvah band, it’s done with respect and admiration.
Sure it could be the soundtrack for a slinky Italian sex-Noir romp of the 1960s, but the composer opens the tune up enough to include a complicated finale that takes in dissonant fuzz-tone guitar and a wah-wahing sax line. It’s the same with his “Petunia”, which heavy
on the drum backbeat and Coleman’s whining Wurlitzer, creates a line that could underscore any “twist party” in those same films.
POMO touches characterize other tracks as well, including a sampled snatch of dialogue about drumming from the film Man With A Golden Arm; “Singer”, which doesn’t sing, but melds church-like organ riffs and chalumeau reed trills into a near Baroque melody that explodes
into in back-beat drumming and high-pitched guitar string distortions as a climax. Then there’s De Rosi’s “Zakaz”, whose Middle Eastern cast is advanced by snake-charmer pulses from Speed’s clarinet and the drummer’s own ratchet clicking and hand drumming, but subverted by Coleman’s spacey electric piano comping whose link is with Miles Davis’ BITCHES BREW not the Maghreb.
PLUNGE’s entire premise is emphatically set out with Speed’s composition of the same name that serves as the introductory and title track. A stop-time vamp with the composer in honking Stanley Turrentine mode and Coleman channeling Big John Patton, it effectively sets the stage for the proceedings.
02.07.06 10:49
Jazzit - marzo/aprile 2006
Jazzit - marzo/aprile 2006
Flavio Massarutto
Kriminal Museum - The Legend of Sleepy Hollow
(3,5 di 5)
Questa nuova iniziativa editoriale vede protagonisti l'etichetta indipendente El Gallo Rojo e la casa editrice Bäckerei, entrambi veronesi, che puntano con questa uscita a inaugurare una serie di produzioni che leghino suono e testo (ma in futuro promettono anche foto, fumetti, cinema). I due oggetti sono disponibili anche singolarmente, certo che assieme producono molto di più della loro semplice somma. Elegante nella veste editoriale, il racconto è uno dei capostipiti della letteratura horror dal quale è stato tratto un
fortunato film di Tim Burton. Il quartetto autore delle musiche è formato da tre musicisti dell'area newyorchese e dall'italiano Zeno De Rossi ed esprime un'estetica sperimentale tra rumorismo, pratiche free e ambient radicale. Particolarmente azzeccato questo lavoro che si snoda secondo una scansione a episodi, seguendo un preciso senso narrativo. Sleepy Hollow ci introduce nell'atmosfera inquietante del racconto con calibrati riverberi, mentre The Ballad of Ichabod Crane è una ballata country sfigurata e acida sul protagonista, beffato
nel suo goffo tentativo di ascesa sociale. Wiley's Swamp è un frenetico brano techno-tribalista, dal fascino intrigante tra colonne sonore sixties e derive zorniane, che lascia spazio al furioso Brom Bones e al finale, per nulla rassicurante, di Katrina/Epilogue. Sul sito www.backerei.it sarà disponibile a breve anche la versione audio-libro.
02.07.06 10:47
playlist Round Midnight - controradio Firenze - Marzo 2006
playlist Round Midnight - controradio Firenze FM 93.6 e 98.9
Marzo 2006
· Chicago Underground Duo, In praise of Shadow, Thrill Jockey (www.thrilljockey.com)
· John Tchicai with Strings, John Tchicai with Strings, Treader, (www.treader.org)
· Steve Coleman and the Five Elements, Weaving Symbolics, Label Bleu (www.label-bleu.com)
· Edoardo Ricci, Eugenio Sanna, Roger Turner, I segnali della ritirata, Burp publications
(www.burpenterprise.com)
· Hardcell (Berne, Taborn, Rainey), Feign, Screwgun records (www.screwgunrecords.com)
· Lars-Goran Ulander trio, live at Glenn Miller café, Ayler records (www.ayler.com)
--> · Rootless, Brian's Little Plate, El Gallo Rojo (www.elgallorojorecords.com)
· V.A. - Frankfurter Ahnung CD/Book, Sonic Arts Network (www.sonicartsnetwork.org)
· 3/4 had been eliminated, A year of the aural gauge operation, Hapna records
(www.hapna.com)
· Nina Simone, Silk and Soul, RCA (www.ninasimone.com)
02.07.06 10:46
www.internetgourmet.it - 11 marzo 2006
www.internetgourmet.it - 11 marzo 2006
Angelo Peretti
Music for food
Enrico Terragnoli Orchestra Vertical - «L’anniversaire»
Vi piace il mambo? Mica quello da balera, da disfida danzante televisiva. Intendo invece la versione elettrica, scarnificata, essenziale. Per capirci, quella di «Mambo sinuendo», l’intrigante, splendido lavoro sfornato da Ry Cooder e Manuel Galban nel 2002. Musica che cresce e t’ammalia alla distanza, come un bicchiere di vino a lungo affinato, che pretende e merita attenta, posata, pacata degustazione.
Ebbene: se questo è il mambo che vi piace, allora non perdetevi «L’anniversaire», il cd inciso da una band messa insieme da un musicista veronese di valore ben superiore alla fama. Lui si chiama Enrico Terragnoli, il suo gruppo è l’Orchestra Vertical. L’etichetta è quella d’un collettivo di musicisti jazz, El Gallo Rojo: farete probabilmente fatica a trovarla distribuita nei negozi di dischi, ma cercate, chiedete, esortate.
Il debito è riconosciuto, palesato: c’è il ringraziamento, nelle note di copertina, proprio a Ry Cooder. Il suono va via che è un piacere, lento ma inesorabile, vorticosamente pigro, indolente, sensuale perfino. Splende sugli strumenti la voce di Claudia Bidoli, una delle più belle del panorama femminile italiano, eppure nota a pochi, troppo pochi. Sue anche le liriche, tutte composte in francese, a rendere ancora più arcano il fascino dell’opera.
Musica calda, eppure anche tagliente. Che t’entra nelle vene. Come un sorso di rhum bevuto nella nebbia padana. Come un rimpianto che ti buca lo stomaco.
02.07.06 10:46
Musicboom - 31.3.2006
Musicboom - 31.3.2006
(voto: 4/5)
Rabbia raccontata
di
Cosimo Parisi
El Conjunto del Gallo Rojo ha trovato dei punti di contatto con un´altra realtà interessante, e cioè il gruppo Basse Sfere di Bologna. Ne è spuntato un lavoro di alto livello e che ha le qualità per imporsi all´attenzione della critica, non solo italiana.
Il batterista Zeno De Rossi ha formato un quartetto con il notevole clarinettista Enrico Sartori e con il contrabbassista Antonio Borghini ed il pianista Fabrizio Puglisi, ambedue presenti nelle pubblicazioni della Basse Sfere.
Crooning the Anger è un lavoro che mette a fuoco il lavoro di Enrico Sartori, abile sia nella scrittura dei brani che nell´improvvisazione al clarinetto. Su "Triadi" suona il sax alto con una sonorità da shenai, strumento orientale simile all´oboe.
Sono tutte composizioni originali, con l´eccezione di "Jesus Maria" di Carla Bley e che era stata interpretata dal trio di Paul Bley con Steve Swallow e Jimmy Giuffre. È proprio a questo clarinettista che Sartori si ispira, elegante quando è necessario, ma anche capace di percorrere le strade di un free di stampo europeo quando si trova nel momento giusto per farlo.
Le atmosfere sono dinamiche, libere, una musica limpida e tuttavia con una forte carica ritmica all´interno, anche quando il ruolo del bravo De Rossi si trasforma in quello di un colorista. La capacità comunicativa del gruppo è immediata, sulle vie di un´avanguardia che guarda al lato europeo del jazz.
I brano sono tutti molto riusciti, un altro pregio di un disco tenuto volutamente breve e compatto, senza cadute di ispirazione, intenso. Oltre alla suddetta "Jesus Maria", eseguita rispetto all´originale con la batteria, ci sono altri brani memorabili, come "Il giallo" d´apertura e "Underdog".
Un disco notevole, che esce fuori dai soliti schemi da cui la maggioranza del jazz italiano fa fatica a staccarsi.
02.07.06 10:45
Musicboom - 28.3.2006
Musicboom - 28.3.2006
(voto: 4/5)
Una band italiana da non perdere
Senza radici
di
Cosimo Parisi
Le nuove tendenze del jazz internazionale, grazie all´odierna velocità della comunicazione, si diffondono in batter d´occhio sulle due coste dell´Atlantico e così anche i nostri musicisti hanno modo di dimostrare la loro inventiva su ritmi fuori dal consueto contribuendo così all´evoluzione dei linguaggi musicali contemporanei.
La presenza di un gruppo fuori dal consueto, almeno per la scena nazionale, che si dà l´appropriato nome di Rootless, senza radici, è di sicuro uno stimolo per ascoltatori ed organizzatori a dare uno sguardo a delle realtà che si rivelano importanti.
Ci troviamo Simone Guiducci alla chitarra elettrica, ruolo per lui inconsueto, dopo averlo conosciuto come sensibile musicista acustico con il Gramelot, Luca Dell´Anna al piano, Massimiliano Sorrentini alla batteria, Francesco Bigoni al sax tenore e Danilo Gallo al contrabbasso. Insieme scelgono una via che sintetizza la contemporaneità dando un senso alla diversità di ispirazioni senza operare con collages di citazioni che sono il fulcro di un postmoderno ormai fuori moda.
A metà fra M-Base e Wayne Shorter, fra spunti elettrici alla Marc Ribot e modalità anni `60, fra pregiati interventi di un pianoforte che conosce la tradizione del trio di Bill Evans e temi che restano subito impressi a chi ascolta, come il brano che dà il titolo all´album, il quintetto dipinge la variegata realtà urbana così come la si recepisce nelle periferie del mondo aggiungedovi la propria precisa identità collettiva.
Un progetto senza radici, che ha le carte in regola per durare nel tempo e che merita attenzione anche da parte della scena internazionale.
02.07.06 10:45
playlist da "battiti" (RadioTre) - 20.3.2006
playlist da "battiti" (RadioTre) - 20.3.2006
STEVE COLEMAN AND FIVE ELEMENTS, Ritual - Trio (Earth), da "Weaving Symbolics" - Label Bleu LBLC 6692/93
BIGG JUS, This Is Poor People's Day, da "Poor People's Day" - Mush Records MH-239
ROSOLINA MAR, Fleshdance, da "Before And After Dinner" - Wallace Records / Robotradio Records RR03 / Wallace 68
PHAROAH SANDERS, Ore-Se-Re, da "Elevation" - Impulse 0602498842263
L'EAU (H2O) 33a edizione della competizione internazionale di musica elettroacustica e arte sonora di Bourges
FLORA, Bianco, da "Flora" - Airbag Records / Lizard Records AR 002 / Lizard CD 0039
ROOTLESS, Brian's Little Plate, da "Brian Had A Little Plate" - El Gallo Rojo 314-7
GAETANO Liguori - ANDREW CYRILLE - GUIDO MAZZON, Kinshasa October 30th, 1974, da "When We Were Kings" - Soul Note 121336-2
ROOTLESS, Brian's Little Plate, da "Brian Had A Little Plate" - El Gallo Rojo 314-7
KK NULL, CHRIS WATSON, Z'EV, Introduction - Man (The Warrior) - Touch 24
JOSHUA ABRAMS, After, da "After" - Lucky Kitchen - LK 023
02.07.06 10:44
L'Arena di Verona - 17.3.2006
L'Arena di Verona - 17.3.2006
Rootless, tra jazz-rock e improvvisazione
Gigi Sabelli
"Brian Had a Little Plate", dei Rootless, è forse il CD che finora più si distacca dalle altre uscite dell'etichetta veronese El Gallo Rojo. Anche qui l'improvvisazione ha il suo spazio e un certo coraggio travarica ampiamente i confini della "civiltà jazzistica" consolidata, andando a correre con solerzia nei territori dell'underground e attingendo dalla dimensione estemporanea, tuttavia, e lo si capisce sin dal primo brano, i cinque richiamano ampiamente, e spesso, soprattutto nelle parti tematiche, un certo gusto jazz-rock.
Un modello che comunque non appare mai troppo stereotipato e che sembra guardare nella direzione dei gruppi del chitarrista Kurt Rosenwinkel, o per chi conosce, a certe sonorità prediletta dell'etichetta tedesca Jmt tra la fine degli anni '80 e i primi anni 90. Un riferimento a cui tra l'altro ci rimanda anche il collage di immagini della copertina interna.
Il gruppo Rootless, che ha fatto capolino un paio di volte anche nei locali di Verona e provincia, canta con la voce del sax tenore ventitreenne di Francesco Bigoni, musicista personale e dall'espressività carnosa, che è già si è ascoltato informazioni con Enrico Rava (e da queste parti spesso con Enrico Terragnoli, Stefano Senni e Zeno De Rossi). Gli fa da contraltare l'ottimo Simone Guiducci, chitarrista mantovano di casa a Verona, che qui richiama Frisell e talvolta Christy Doran. Con loro ci sono Danilo Gallo, bassista foggiano e veneziano d'adozione, anche lui ben noto a chi segue il jazz non solo veronese, e infine due giovanissimi: il batterista Massimiliano Sorrentini e il pianista Luca Dell'Anna.
Tra i pezzi più belli del disco vanno citati sicuramente "Keep The Focus", in cui il sax si libra immediatamente in un volo "disturbato" e opaco che si conclude col tema all'unisono con la chitarra, ma anche "Brunswick Road" che ha i colori di uno scantinato metropolitano orientale, "Nice Guys", costruita su un iniziale dialogo a tre tra chitarra sax e batteria, "Song For My Mother", valorizzato da uno straordinario squarcio pianistico di Dell'Anna, e la bella "Now i Lay Me Down To Sleep", una vera dichiarazione di intenti, almeno ascoltando il ritmo e l'evocazione onirica del pezzo.
Ma in fondo ogni brano si mette in evidenza per piccole peculiarità e per una certa intolleranza alla costruzione canonica tema-solo-tema, a favore dei percorsi sempre articolati piuttosto insoliti in cui talvolta trovano spazio anche momenti liberi.
02.07.06 10:44
All About Jazz USA - 10.3.2006
All About Jazz USA - 10.3.2006
Brian Had A Little Plate
Rootless | El Gallo Rojo Records
By Mark F. Turner
Brian Had A Little Plate is as good an example as any of modern jazz that is cognizant of the history of the tradition but clearly draws upon contemporary influences from hip hop, electronics, pop and other sources. While the roots of the Italian quartet's music are more obscure, its branches are clearly growing in the direction of the members' own individuality.
Rootless, created in 2001 (and featuring pianist Luca Dell'Anna, sax player Francesco Bigoni, drummer Massimiliano Sorrentini and bassist Danilo Gallo), defines its identity via thorough musicianship and open interaction. The recording embodies an acoustic jazz aesthetic, but the X factors can be found in their unique compositions and the addition of guitarist Simone Guiducci, who provides stellar work and interesting sounds.
A sense of openness runs through each piece of music. On the opening “Brian’s Little Plate,” the energy is felt with earth-quaking bass, pulsing drums and an expanding melody as the piano, saxophone and effects-laden guitar build on the riff. The rhythm section lays out a plush carpet on the modern free blues of “Keep the Focus,” allowing the instruments to indulge in a free-form ballad. The old world imagery of “Brunswick Road” and the staggered pattern on “Unhandled Exception” are performed with thought-provoking and artistic touches.
This multifaceted exquisiteness can also be found on “Song for My Mother,” which begins as a ballad but morphs into something strange, with multiple timbres of sax, piano and percussion, and concludes with spastic guitar and bowed bass sounds. Rootless is not bound by the confines of standard jazz, but expands on its themes. The throbbing loop-like ostinato on “Lopa Tola” ends with the plug being literally pulled as the music drains away. Inventive and interesting, this is music of the here and now.
02.07.06 10:43
Il Giornale della Musica - Marzo 2006
Il Giornale della Musica - Marzo 2006
intervista di Paolo Curtabbi a Francesco Bigoni
El Gallo Rojo Records
“E’ un colpo di lama nel sipario, un’irruzione di luce, un’interruzione in quel tessuto di prevedibilità che avvolge ormai tutte le tradizioni troppo consolidate…”. Così comincia il testo di presentazione della novità di quest’anno in fatto di etichette discografiche, la El Gallo Rojo, costituitasi a Verona per iniziativa di due musicisti, Danilo Gallo e Zeno de Rossi, ben presto raggiunti da un’altra decina di musicisti, così da definire un collettivo che autogestisce l’etichetta in tutte le sue pertinenze. Operazione non nuova ma assai difficile, sebbene con gli otto dischi già sul mercato, la partenza sia sprintosa e molto promettente. C’è infatti da credere a quelle parole che abbiamo citato dacché la musica offerta è davvero diversificata nelle scelte stilistiche nonché di ottima qualità sia sul piano estetico che progettuale. Ne abbiamo parlato con il sassofonista Francesco Bigoni, il più giovane in senso anagrafico dei membri del collettivo.
* Perché un’etichetta italiana ha un nome in lingua ispanica?
Contrariamente a quanto possa sembrare, El Gallo Rojo deriva semplicemente dall’unione dei nomi dei due ideatori, Gallo e de Rossi, con riferimenti ad un gioco di relazioni, in senso anche ludico, alla cultura messicana.
* In tempi di vacche magre come quelli che stanno vivendo i musicisti oggi non è troppo rischiosa la scelta di prodursi da soli?
Proprio perché non ci sono più risorse credibili e alternative all’attuale sistema che si è arrivati a muoversi in proprio! Il nostro intento è quello di offrire dischi di musicisti e gruppi collaudati, con una forte base progettuale, liberi di muoversi creativamente ma nell’ottica del dialogo, dello scambio di idee, vale a dire quello che manca oggi ai musicisti che non intendono rinchiudersi in una torre d’avorio…
* Sono rimasto colpito dall’approccio molto originale alla tradizione klezmer che si ascolta nei dischi della Meshuge Klezmer Band e Full Metal Klezmer…
Parliamo di gruppi ormai consolidati, che hanno ricevuto molti apprezzamenti anche all’estero e che infatti vedono la presenza di musicisti stranieri come il cantore Samuel Malavsky o Frank London e Chris Speed. Rappresentano uno degli esempi di quello che dicevo prima, in questo caso non la rivisitazione o la lettura filologica ma un’interpretazione o, se si vuole, un’ispirazione che si coagula con altre fonti come il rock, il jazz etc. Verona oggi come New York nel 1929… un nostro punto di vista…
* Anche la New York di oggi, con la sua scena underground è un altro riferimento…
Inevitabilmente, visti i rapporti di alcuni di noi, Zeno de Rossi in particolare, con musicisti di quell’area. Dunque è anche una scelta stilistica che ci accomuna. Se David Krakauer inserisce la Meshuge nelle sue compilation klezmer, musicisti come Chris Speed o Anthony Coleman non potevano essere esclusi. Ci sono però anche altri collegamenti, come le combinazioni di colori centroamericani e le liriche francesi da parte dei sedici musicisti nostrani nell’Orchestra Vertical di Enrico Terragnoli o il concetto di “noir” di un moderno trio jazz in Rope per non parlare della precisa identità stilistica del jazz proposto dall’ormai noto gruppo Sultry…
* El Gallo Rojo è anche progetto visuale. In che senso?
Sotto la coordinazione di Massimiliano Sorrentini e Sara Meneghini, l’immagine grafica delle copertine e dei libretti sono aderenti alla stessa trasversalità che caratterizza la musica in modo che accompagni il suono e non sia mero accessorio. Gli artisti visivi e della parola hanno un proprio spazio in Punto Rojo, sorta di collana parallela che raccoglierà edizioni speciali in tiratura limitata che ospiteranno fotografie, fumetti, disegni, cortometraggi, narrativa.
* Come gestite le fasi della produzione?
Ad oggi sono usciti dischi che erano già pronti e che fanno capo a gruppi dei musicisti compresi nel collettivo ma le prossime uscite coinvolgeranno anche musicisti per così dire esterni. Abbiamo ricevuto parecchie proposte ed anche adesioni da realtà simili alle nostre come la bolognese Basse Sfere, la siciliana L’Improvvisatore Volontario. L’importante è che ci siano progettualità e idee forti, originali, siamo molto disponibili e non vogliamo creare una enclave di musicisti.
* Come vi ponete nei confronti del mercato e dei suoi meccanismi?
Ci occupiamo noi di tutto. Ad ogni concerto di un dato gruppo vendiamo tutti i dischi dell’etichetta ad un prezzo di 10 euro mentre nei negozi, scelti accuratamente in Italia e all’estero in base a criteri di affidabilità e competenza, abbiamo fissato un prezzo di 12 euro. La nostra distribuzione poi si basa sulla rete, tramite il nostro sito e altri americani ed europei. Per quanto riguarda i costi, il collettivo si accolla il 50% ed il restante è a carico del gruppo che incide.
* Musicisti e produttori allo stesso tempo. Qual è stata la difficoltà più grande?
Gestire le numerose richieste di informazioni, richieste sulle modalità di acquisto e di servizi come la newsletter che stiamo celermente approntando. Del resto, siamo in primo luogo dei musicisti, sebbene sempre più versatili… (ride).
02.07.06 10:43
L'Arena di Verona - 7.3.2006
L'Arena di Verona - 7.3.2006
La creatività «pura» del clarinettista di Henry Taylor
Luigi Sabelli
Chi è Henry Taylor? Un ex pilota di Formula Uno? Un famoso nuotatore inglese nato nel 1885? Un poeta? O è invece la traduzione maccheronica di Enrico Sartori? Ovviamente propendiamo per quest'ultima risposta, sapendo che il leader di questo nuovo e freschissimo quartetto è proprio Enrico Sartori, uno dei più noti clarinettisti jazz dell'area bolognese.
Il gruppo, completato da Zeno De Rossi alla batteria e altri due appartenenti al circuito del nuovo jazz bolognese come Fabrizio Puglisi al pianoforte e Antonio Borghini al contrabbasso, ha immortalato un bellissimo esordio per la Gallo Rojo Records: "Crooning The Anger".
Ancora una volta parlando dell'etichetta nata l'anno scorso dall'incontro tra Zeno De Rossi e Danilo Gallo ci troviamo a fare i conti con un disco pensato secondo una bella peculiarità. La spinta alle volte eversiva e dirompente dell'improvvisazione viene qui riportata ad una dimensione pura, secondo un concetto di creatività molto autentico. Una dimensione realizzata grazie anche ad alcuni temi straordinari come «Jesus Maria» di Carla Bley che, dopo l'epocale versione che ne diede il trio di Jimmy Giuffrè sul disco «Fusion» nel '61, pochi hanno ripreso in considerazione. Un pezzo pieno di una forza impressionistica che, al di là della buona interpretazione, sembra essere connaturata alla stessa partitura. Il clarinetto del leade é un altro punto di forza del disco: suono molto calibrato e grande capacità di spostarsi tra improvvisazioni animate, alternate a situazioni sonore refrattarie o a momenti in cui uno swing completamente ubriaco prende il sopravvento su tutto («The Crooner»).
Borghini, una specie di nuovo Jimmy Garrison di cui altre volte abbiamo parlato in occasione delle sue rarissime presenze a Verona, e Fabrizio Puglisi, autentico appassionato della tastiera da cui estrae momenti puntillinistici o straordinarie pienezze sonore, sono in perfetta sintonia con De Rossi, arcinoto batterista che dal jazz riesce a marciare senza rete sul filo di una personale idea di percussività. Tra i brani più belli oltre a quelli già citati va ricordato anche l'iniziale «Il Giallo» con il tema costruito, nella sua prima parte, su una scala di pianoforte morriconiana accompagnata dalla batteria inconfondibile di De Rossi. Niente male anche «Triadi», in cui l'improvvisazione prende le strade più imprevedibili in modo fluente e naturale.
02.07.06 10:42
Musicboom - marzo 2006 - 2
Musicboom - marzo 2006
Abracadabra con intermezzo
di
Cosimo Parisi
Un disco davvero simpatico questo del batterista Zeno De Rossi con il suo gruppo Sultry. Insieme a lui il sassofonista americano Chris Speed al tenore ed al clarinetto, Stefano Senni al contrabbasso, Anthony Coleman all´Hammond ed altre tastiere elettriche e il chitarrista Enrico Terragnoli.
Il brano d´apertura "Plunge" è già un programma di quello che ascolteremo per questo disco: un brano dal groove contagiante che ci mette subito di buon umore. Da ascoltare la mattina in auto prima di affrontare gli stress quotidiani.
"Tina" é un brano dai sapori più orientali e tranquilli. Non è da dimenticare che Chris Speed ha suonato con il gruppo Pachora, che ha fatto dei ritmi balcanici la propria forza. Un altra perla di questo disco è la breve invenzione di "Abracadabra" in cui viene inserito un dialogo - che fa riferimento ad un batterista - fra Frank Sinatra e Kim Novak tratto da The Man with the Golden Arm.
Il gruppo di Zeno De Rossi non fa mistero di seguire le ultime tendenze del jazz della Grande Mela e lo fa con spirito creativo. Non c´è niente di superfluo su questo disco, su cui si è lavorato molto bene anche in sede di missaggio e di editing. Una cura che si estende oltre che al suono anche alla grafica, con una copertina assolutamente deliziosa.
Un´incisione compatta, gradevole, con assoli agli strumenti elettrici di tutto rispetto e che dovrebbero raccomandare questo gruppo non solo agli appassionati italiani ma anche a quelli d´oltreoceano.
Si arriva alla fine fra colpi di genio dei partecipanti al progetto sparsi qua e là con abbondanza avendo ascoltato un disco fra i più interessanti della passata stagione jazzistica, almeno per quanto riguarda il genere elettrico.
02.07.06 10:42
Musicboom - marzo 2006
Musicboom - marzo 2006
Tutto a posto!
di
Cosimo Parisi
Gallo & the Roosters sta per i musicisti che gravitano intorno al Conjunto del Gallo Rojo, tutti in mostra nel migliore dei modi su un´incisione dal tono moderno, con spunti apertamente free e momenti più cantabili e melodici. Un´apertura mentale non scontata per la scena italiana e tuttavia una realtà quotidiana in paesi come gli Stati Uniti, dove la preparazione dei musicisti su più stili musicali è assolutamente normale.
È così che su Todo Chueco trovano posto brani di autori cosí diversi come Eric Satie (i due "Piéces froides") e Tom Waits ("Alice"), mentre il resto è opera della penna del leader e contrabbassita Danilo Gallo. Il quartetto di base è completato da Achille Succi, per lo più al clarinetto basso ed anche al sax alto, il bravo Gerhard Gschloss al trombone e Zeno De Rossi batteria. Da citare sono anche gli altri collaboratori sparsi qua e là per le composizioni a rendere l´album vario e scorrevole all´ascolto: Enrico Terragnoli alla chitarra, Giorgio Pagorig al Fender Rhodes, Daniele D`Agaro al sax tenore, U.T. Ghandi alla batteria, Nicola Fazzini e Piero Bittolo Bon ai sax alto in "Mysticisme Nucléaire", un brano esplosivo come il titolo che porta.
Il gruppo è guidato con mano ferma da Danilo Gallo, in sintonia con le tendenze più moderne di un collega affermato quale Dave Holland. Utilizza benissimo la front line con due strumenti che si ascoltano raramente insieme, quali il trombone ed il clarinetto basso. Il suo è un talento sfaccettato, abile nel combinare insieme trame narrative diverse e renderle coerenti. Lo si ascolti nell´orientaleggiante "Bugsy Siegel" per rendersene conto, in cui incolla al suo ritmo i due fiati che improvvisano in contrappunto una melodia evocatrice di paesi lontani, impedendo che sfuggano via dalla via indicata.
Nella pulsazione ritmica sviluppata insieme a Zeno De Rossi evidenziano una ricca articolazione musicale ed una partecipazione espressiva di tutto rispetto.
02.07.06 10:41
Jazz Convention - marzo 2006
Jazz Convention - marzo 2006
Fabio Ciminiera
Rope - Have you met Miss Bates
Rope e Miss Bates... L'occhio che osserva, in una sanguinolenta immagine in rosso e nero, dalla copertina, i tre stesi a terra esanimi, all'interno della copertina stessa, vestiti da gangster... Il primo contatto con Have you met Miss Bates è del tutto cinematografico: Nodo alla Gola e Psycho, uniti nel binomio di titolo e nome della formazione. Alfred Hitchcock, regista di entrambi i film, James Stewart e Farley Granger, protagonisti del primo, e Anthony Perkins, mattatore del secondo, presenti nei ringraziamenti. La formazione, Rope, appunto, vede all'opera il trio formato da Fabrizio Puglisi, Stefano Senni e Zeno De Rossi, tre musicisti tra i più interessanti del panorama della nuova generazione.
La dedica, cinematografica, ad Alfred Hitchcock del disco, ha come contraltare dal punto di vista musicale una varietà di sorgenti sonore. Oltre El Divino, Funcije, Frida e Beany, brani originali dei tre musicisti, la scelta operata delle composizioni e dei compositori è quanto mai aperta. Thelonious Monk e Alberto Barreto, Misha Mengelberg e Duke Ellington, John Zorn e Jelly Roll Morton, Bill Triglia e Leo Forbstein. Si potrebbe pensare, per questo, a un procedere dispersivo e disordinato nelle tredici tracce. Nulla di più distante dal vero.
Il trio Rope ha uno stile proprio, caratterizzato in modo preciso dalla voce che i tre musicisti esprimono insieme. La ritmica costituita da Stefano Senni e Zeno De Rossi si muove con briosa e divertita libertà, costruendo in modo delicato e fantasioso la seconda voce del trio. De Rossi, in particolare, con piccole invenzioni e suoni creati dalle percussioni, riesce a dare uno spettro più ampio al suono del trio. Fabrizio Puglisi, sommando le pause, gli stacchi netti, alcuni accenti monkiani, il disegno delle frasi che muove spesso le declinazioni dei pianisti classici, le capacità interpretative, definisce lo spazio entro il quale si muove il trio, uno spazio che riesce a contenere le varie ispirazioni attraverso un'interpretazione personale.
Come se nel prendere i brani dai diversi compositori, i nostri avessero preso anche gli stimoli interpretativi da applicare in modo assolutamente personale in tutti i contesti. Così accenti latin passano da Te Quedaras e Spanish swat in Frida e Funcije, le tensioni monkiane da Trinkle Tinkle e Green Chimneys si diffondono un po' in tutti gli episodi, le attitudini narrative e cinematografiche di Rope, il tema elaborato da Leo Forbstein per la colonna sonora del film omonimo, influiscono anche su Beany, brano composto da Stefano Senni, la brillantezza del ritmo e la capacità di giocare e variare gli elementi ritmici, soprattutto in Nefesh e Hypochristmutreefuzz, viene disposta per caratterizzare il lavoro e lo sviluppo del sostegno alla musica proposta.
Interpretazione che diventa punto vincente del disco e che, per la mole di richiami, per la combinazione assolutamente personale e, allo stesso tempo, rigorosa e precisa degli elementi, per le capacità di Puglisi, Senni e De Rossi, garantisce la linearità complessiva nel corso delle tredici tracce. La capacità di disporre ed esaltare gli aspetti contigui dei vari brani e gli aspetti vicini allo stile e al modo di suonare del trio, Dalla malinconia di El Divino, una canzone asciutta e introspettiva, con la quale si apre Have you met Miss Bates, al ghigno sardonico di Trinkle Tinkle; dalle scanzonate e colorite Loopadoo e Dancers in love, alla passione di Spanish swat: tutto il disco è sostenuto dallo spessore e dal tono sempre coinvolgente dell'interpretazione.
La sintesi, oltre che nell'interpretazione, emerge anche nel contenuto del lavoro. La sintesi di stili, la sintesi di tradizione e modernità, la concisione dell'esposizione (Have you met Miss Bates racconta i suoi tredici episodi in soli cinquantadue minuti), concisione che permette al trio di arrivare subito al dunque e di usare tutta la materia musicale in modo fruttuoso, senza fronzoli inutili. Tradizione e modernità vengono interpretate in modo personale, passando dall'una all'altra, accostando, dilatando: un intervento continuo sul ritmo, sulle melodie, sulle costruzioni musicali.
La sintesi compiuta nel disco tra tutti gli elementi, rende unitario e compatto il disco e il suono del gruppo. Come a rendere ragione della denominazione corale, il gruppo ha una voce personale che difficilmente riesce a prescindere dai uno dei suoi tre componenti e che si nutre del virtuosismo e dell'intensità dell'interpretazione, dell'emozione e della stretta connessione tra i tre musicisti. La disposizione narrativa della maggior parte degli assolo, la coralità che Puglisi, Senni e De Rossi riescono a creare e ad interpretare e che, difficilmente, fa prevalere uno a discapito degli altri due, aggiungono ancora valore alla voce e all'espressione di Rope.
02.07.06 10:41
JazzWord - Ken Waxman - 20.2.2006
JazzWord - Ken Waxman - 20.2.2006
Full Metal Klezmer
Shachor
El Gallo Rojo
Meshuge Klezmer Band
Treyf 1929
El Gallo Rojo
Switters
The Anabaptist Loop
Improvisatore Involontario
Why do Italian improv-Klezmer bands exist, you may ask? Well – to answer a question with a question – why not? Musicians of Southern European heritage have been a mainstay of jazz since its beginning and been part of American popular music since its beginning, so why shouldn’t they get involved in the newest variant of Klezmer sounds?
This mixture of melancholy plaints and energetic dance rhythms that solidified into modern Klezmer in the late 19th and early 20th century is a close cousin to similar effects in such celebratory Italian dance forms as the tarantella. Plus, now that John Zorn and other Radical Jewish composers make a case for the sonic universality of stylized Ashkenazi musical forms, Klezmer has become deracinated, with adherents and performers in locations such as Japan where there have never been Jewish communities. Thus finding two Klezmer CDs, where most of the players involved aren’t even Italian-Americans, but Italians, merely provides another example of Europeans re-importing a cast-off musical culture and reintegrating it with new improv strategies of the Old World.
Each aggregation here has chosen to approach the music differently.
The six-piece – and guests – Meshuge Klezmer Band (MKB) is superficially more traditional. Treyf 1929 turns age-old melodies into the soundtrack for a fanciful New York ghetto tale, the details of which unfortunately are printed only in Italian in the CD booklet. Extending traditional melodies with post-modern timbres, a few American avant-Klezmerites lend their talents to the band for added verisimilitude.
Made up of some of Italy’s most versatile improvisers, the five-piece Full Metal Klezmer (FMB) band – along with a few special guests – decidedly goes one step further. On Shachor, nine original tunes, mostly composed by guitarist Fabio Basile, are shoehorned into time-honored Klezmer forms, then expanded with samples, synthesizer licks, rock beats, electronics and Free Improv layering.
One of FMB’s main soloists is Sicilian saxophonist Gianni Gebbia, who over the years has made a point of collaborating with advanced American improvisers as well as Europeans. The Anabaptist Loop features him and the other members of the Switters trio, using different rhythms and sound strategies to produce an aural picture of images inspired by the works of novelist Tom Robbins and Wu-Ming. Klezmer’s mixed secular-religious texts are replaced by post-modern prose strategies.
Guitarist Basile and drummer Zeno De Rossi are the two constants between FMB and MKB, Yet like the pseudonymous Wu-Ming they’re also tricksters who take on many guises. The drummer has recorded straightforward jazz dates with Brooklyn-based clarinetist Chris Speed and Trieste-born pianist Giorgio Pacorig, both featured on Shachor, as well as adding percussion to the Mickey Finn experimental string quartet. Basile, who also plays bass, has been featured on TV broadcasts and teaches guitar techniques.
Treyf 1929, is divided into Side A and Side B, with the performances underlined by the intermittent crackle of ancient 78s. Crafting a sound world as stylized as primitive Traditional Jazz records – or field recordings of Italian folk songs, come to think of it – allows the Yiddish airs sung by cantor Samuel Malavsky to be integrated with contemporary charts. Besides a core group of Basile, De Rossi, alto saxophonist Roberto Lancai, violinist Maria Vicentini, bassist Stefano Corso and accordionist Andrea Ranzato, other soloists include Americans, trombonist Dave Harris, second guitarist Pete Fitzpatrick of Naftle’s Dream and Klezmatics’ trumpeter Frank London.
More in-your-face, Shachor’s core ensemble is De Rossi on mellotron, organ, samples and drums; Basile on guitars and glockenspiel; Gebbia on alto saxophone, flute and jew’s harp; Pacorig on electric and acoustic pianos, organ, synthesizer and samples: Enrico Terragnoli on bass and samples; plus special guests that include Speed, Lancai, and Rimini-born Vincenzo Vasi on theremin.
With unvarying personnel for all its 17 tracks, The Anabaptist Loop highlights the talents of Gebbia, who plays alto and sopranino saxophone plus flute; Vasi – a jazz-rocker, who also works as an engineer – on bass and theremin; and Catania-born drummer Francesco Cusa who has recorded with DJs Max & Fab and as part of the Trinkle Trio with guitarist Paolo Sorge and French tubaist Michel Godard.
Reminiscent of Zorn’s experimental pastiches on albums like The Big Gundown in his pre-Radical Jewish Culture period, Shachor includes two give-away references to Zorn. Vocalist Claudia Bidoli dramatically whispers properly existential French lyrics on the title track, backed only by Terragnoli’s bass and De Rossi’s brush work until a finale that explodes into frenzied sax shrieks. Gebbia’s sputtering sax lines, Basile’s Telestar-like guitar vamps and Pacorig’s smudged Hammond organ daubs are even more over-the-top on the sythn-driven treatment of “Tema Per Le Goff”, by Ennio Morricone, one of Zorn’s favored composers.
As for the rest of the CD, no one would ever confuse FMK with an orthodox Klezmer band. As a matter of fact, except for the very occasional snatch of shetl intonation, the band’s language is atonal postmodernism rather than Yiddish. Take “Ruach”, composed, like all but two of CD’s tunes, by Basile. Before he vibrates some Spaghetti Western lead guitar, the composer gets to twang a Jew’s harp, De Rossi cross- patterns a military tattoo, and Gebbia leaps between winnowing, low-pitched flute lines and plaintive jungle-like sax honks.
Speed’s Klezmer-inflected clarinet mixes with Gebbia’s alto for a fralicher interlude on “Beth-Shemesh”, following glockenspiel resonation from Basile and Pacorig’s smokey organ-licks. By the ends however Yiddish dance rhythms predominate.
Elsewhere, poppy mellotron lines, snaky theremin trills and flanged guitar licks join with beats and samples to multiply the 21st century musical references. On his own Gebbia’s reed work range from shredded Jmes White-like punk jazz to vibrato-laden velvety phrasing reminiscent of the techniques of the late Fausto Papetti, Italy’s MOR sax maestro.
He gets even more scope in the freer circumstances of the Switters Trio, and 17 tracks on which to soar. Here echoes of early Ornette Coleman are more apparent in his soloing, especially when the bassist and drummer produce electric beats reminiscent of Prime Time. Vasi’s contrapuntal thwacking and finger popping helps keep the pulse moving, while Cusa’s percussion patterns incorporate Latin time signatures, folkloric dance suggestions, feather-light brush work, cymbal spinning and slapping plus the ratcheting and rattling of bells, drum tops and maracas.
Every so often the simple rhythm takes on Italian horror movie soundtrack mutations with the music interrupted by rhythmic lip smacking, ghoul-like throaty growls and gulps and spittle encrusted basso snorts. With Vasi responsible for oscillating theremin pulsations, Cusa producing conga-like resonation from his kit as well as time-keeping, and Gebbia’s outflow ranging from diaphragm vibrations, sexy, double-tongued peeps and glottal punctuation, the additional vocal color is probably a group effort.
So too is Treyf 1929, with the MKB so committed to recreating the circumstances of its imaginative primordial tale, that the music exists on top of the intermittent crackle of ancient 78s. Not only does the first track begin with the sound of a photograph needle hitting the groove, but the CD concludes with the lifting of a tone arm.
Along the way MKB bows to Klezmer machers as different as Mickey Katz and Naftule Brandwein. But the Verona-based band doesn’t let the joyous polyphonic cacophony interfere with musicianship. With 18 musicians participating at different times, stand-outs include trombonist Harris mixing staccato double-tonguing with vibrating pulsations from the accordion of Andrea Ranzato or Abe Yabloner on “Grandma’s Draidel”, and London’s lowing shofar blows colored by contrapuntal echoes from the other horns and frailing guitar lines.
Want a quick definition of post-modernism or primitive-futurism? Just listen to Brandwein’s “Oy Tate S’iz Gut”. Before sliding in a contrafact of “Caravan”, Ziggy Ellman-like freyleich trumpet lines face off against JB-like funky electric bass beats. Then, possibly through contact with the Ellington-Tizol line the brass turns to Bubber Miley influenced Jungle style plunger tones.
Orthodox, conservative or reform, however your taste runs in improv-inflected, European-style dance-like music, you’ll likely find something to appreciate on every one of the innovative CDs here.
02.07.06 10:40
Radio Città Fujiko - 16.2.2006
Radio Città Fujiko
16.2.2006
Intersezioni, RADIO SETTIMANALE
WEEKLY RADIO
Musiche di e con ROPE - Fabrizio Puglisi,Zeno de Rossi,
Stefano Senni - DOMINO QUARTET(Antonio Borghini, Sean
Bergin, Gianluca Petrella, Hamid Drake), HENRY TAYLOR -Enrico
Sartori, Borghini,Puglisi, De Rossi-, CLUSONE TRIO(Michael Moore, Ernst Reijseger,Han Bennink), Steve Lacy, Misha Mengelberg, Kent Carter,
Han Bennink, Roswell Rudd, Marc Ribot, TETZEPI Orchestra,
Sabato 18 FEBBRAIO nella stagione di Area Sismica a
Ravaldino in Monte(FC) unica data italiana di HAN BENNINK
in trio con FABRIZIO PUGLISI al piano e il contrabbassista
ANTONIO BORGHINI che verranno appositamente in trasmissione,
Giovedì 16 dalle 22.30 a presentare questo concerto imprevedibile,
i loro ultimi lavori, la nuova etichetta El Gallo Rojo di Zeno
de Rossi, altre avventure olandesi e non, pubblicate oppure ancora
inedite con Marc Ribot o Hamid Drake.
- ROPE - Have you met Miss Bates - El Gallo Rojo Records
- HENRY TAYLOR - Crooning The Anger - El Gallo Rojo Records
http://www.elgallorojorecords.com
- DOMINO QUARTET - Radio 3 Sessions - Auand
http://www.auand.com
- ANTONIO BORGHINI/HAMID DRAKE - Duo live registrato a Granarolo
nel 2004
- TETZEPI - "Crush" (Trytone)
- CLUSONE TRIO - I'm an indian too (Ramboy)
http://www.ramboyrecordings.com
- Dalla compilation del rumor festival di rotterdam,
duo di Han Bennink e Marc Ribot
- LACY/RUDD/MENGELBERG/KENT CARTER/BENNINK - Regeneration
Soul Note
http://www.blacksaint.com
più altre sorprese da scoprire.
Dalle 2 Playlists fornitemi da Fabrizio Puglisi e Antonio
Borghini dei loro 10 migliori dischi ascoltati nel 2005, ho
a mia volta creato un'unico elenco collettivo più breve,
riservandomi nelle prossime newsletters di proporre le 2
selezioni separatamente e in forma integrale.
1- SANNA/RICCI/TURNER - I SEGNALI DELLA RITIRATA - BURP ENTERPRISE
2- M.Mengelberg "The Root of the Problem" (Hatology)
3- J.Cage/D.Tudor "Music of Changes" (Hat Hut)
4- D.Ellington feat. M.Jackson (Mahalia, non Michael) "Black,Brown and
Beige" (Columbia)
5- East Africa "Ceremonial and Folk Music" (Nonesuch Explorer Series)
6 STEVE COLEMAN and Five Elements - Lucidarium - Label Bleu
7 ART ENSEMBLE OF CHICAGO "Great black music" DIW
8 Testa de Porcu "Acciaiu" (Jazzcore Inc.)
9 L.Tristano "Intuition " (4cd box Proper Records )
10 NICKENDES PERLGRAS - Meat Hat - KONNEX
11 BARTOK Musica per celesta, pianoforte, archi e percussioni
02.07.06 10:38
Angelo Leonardi - All About Jazz Italia - febbraio 2006
Angelo Leonardi - All About Jazz Italia - febbraio 2006
Plunge - Zeno De Rossi Sultry - El Gallo Rojo
voto: 3,5/5
A distanza di quattro anni dall'esordio, il trio Sultry del batterista Zeno De Rossi pubblica il secondo capitolo con la nuova etichetta El Gallo Rojo Records.
La formazione base (Chris Speed al tenore e clarinetto, Stefano Senni al contrabbasso e De Rossi alla batteria) è rimasta la stessa ma si aggiungono due nuovi ospiti: il tastierista Anthony Coleman e il chitarrista Enrico Terragnoli, già stretto partner di Zeno, che apporta un contributo determinante alle nuove dinamiche espressive.
Come sa bene chi segue le attività del giovane batterista veronese, siamo sulla lunghezza d'onda dell'avanguardia “downtown” di New York: non a caso il master è stato registrato al Good and Evil di Brooklyn, durante uno dei soggiorni statunitensi di De Rossi.
Il nastro è stato poi rimasterizzato e sovrainciso con nuove parti di chitarra e il risultato finale è scintillante: temi accattivanti e articolati, dove lo spiccato senso dello swing del leader si lega alle diffuse frammentazioni del tessuto ritmico.
Il percorso musicale è riccamente speziato di aromi diversi: dopo l'impetuoso e iterativo ”Plunge” (a cui l'hammond di Coleman dona un clima deliziosamente retrò), si passa a “Tina” una bella sintesi tra linea melodica colemaniana (Ornette) e reminiscenza latine (alla Ribot) e si prosegue con “The Daniel Quinn Theme” ricco di contrasti ritmici e segnato dal fluente assolo di Speed al tenore. Tutti i brani seguenti valorizzano la dimensione melodica, con temi gustosamente rievocativi che si sviluppano in un gioco di variazioni e innesti: di volta in volta troviamo chiari riferimenti al klezmer, all'universo latino, al rock psichedelico, alla tradizione del jazz e persino all'ambito accademico.
Uno dei brani esemplari, in questo senso, è il lungo “Singer” (dedicato allo scrittore ebreo) dove alla lirica parte di clarinetto si sovrappone un lancinante e suggestivo intervento di chitarra del bravissimo Terragnoli.
Un disco di qualità, con temi di grande presa e assoli convincenti, che conferma le doti strumentali di De Rossi e la sua intelligente leadership. Da segnalare la belle foto di copertina, opera di Boris Cvjetanovic.
02.07.06 10:36
RADIO POPOLARE - Febbraio 2006
RADIO POPOLARE - Febbraio 2006
+ 10 italian best of 2005
1. Daniele D’Agaro, Chicago Overtones, Hatology (www.hathut.com)
2. Giovanni Falzone Septet. Suite for Bird, Soul Note (www.blacksaint.com)
3. Tiziano Tononi & the Ornettians, Peace Warriors, Black Sain(www.blacksaint.com)
-> 4. Full Metal Klezmer, Shachor, el gallo rojo (www.elgallorojorecords.com)
5. Zu / Mats Gustafsson, How to raise an ox, Atavistic (www.atavistic.com)
6. Pino Minafra sud ensemble, Terronia, Enja records (www.minafrasprod.com)
7. Enrico Rava, Tati, ECM (www.ecmrecords.com)
8. Gianluigi Trovesi Gianni Coscia, Round about Weil, ECM(www.ecmrecords.com)
9. Switters, The Anabaptist loop, Improvvisatore involontario
(www.improvvisatoreinvolontario.com)
10. Paolo Fresu quintet, Kosmopolites, EMI Blue Note (www.paolofresuquintet.com)
02.07.06 10:36
All About Jazz Italia - febbraio 2006
All About Jazz Italia - febbraio 2006
Todo Chueco
Gallo & The Roosters (El Gallo Rojo Records - Italia - 2005)
Vincenzo Roggero
Danilo Gallo, contrabbassista, compositore e arrangiatore pugliese residente a Venezia, e' co-fondatore, insieme al batterista Zeno De Rossi, di El Gallo Rojo, giovane etichetta indipendente tesa a dare spazio e testimonianza ai fermenti piu' creativi e trasversali della vivace scena jazzistica del nord-est italiano.
Di questa eterogeneita' del materiale musicale e delle fonti sonore, della grande capacita' dei musicisti di intervenire drasticamente su strutture armoniche e ritmiche canoniche reinventandole e caricandole di nuovi, emozionanti significati Todo Chueco, CD licenziato sotto la sigla Gallo & The Roosters, e' una splendida testimonianza.
Contrabbasso, trombone, clarinetto basso, tre strumenti dal registro grave che qui esplorano a fondo le proprie insospettate risorse timbriche piu' una batteria mobile, agile, sempre attenta a rilanciare figure ritmiche cangianti per evitare il rischio della prevedibilita', costituiscono il dna espressivo di un'incisione densa e matura, accattivante e coinvolgente, arricchita dal contributo, in alcune tracce, di un manipolo di amici musicisti.
Come in " Lullaby of Rattlesnakes", brano dall'incedere ipnotico illuminato da un fulminante solo del tenore di Daniele D'Agaro, o come nella dolente "Alice" di Tom Waits, dove la chitarra di Enrico Terragnoli colora di suggestive striature elettriche una melodia notturna. In un lavoro compatto e omogeneo, pressoche' privo di punti deboli, non possiamo non segnalare le fantasiose riletture di "Pieces Froides no. 1" e "Pieces Froides no. 2" di Erik Satie, l'iniziale "Kabu-l" in cui sprazzi di libera improvvisazione convivono con lunghe sezioni dal marcato groove ritmico, e il gustoso "El Gallo Sanchez", slow da siesta messicana con in evidenza il languido trombone di Gherard Gschlossl.
Attorno al contrabbasso catalizzatore di Gallo si muovono musicisti dal sentire comune e dalla mente aperta: Zeno De Rossi e' batterista eclettico come pochi, Gherard Gschlossl privilegia un uso del trombone lontano da effetti pirotecnici o da esibizionismi muscolari, Achille Succi e' ormai un gigante del clarinetto basso, con il quale marchia a fuoco un disco tutto da gustare.
Valutazione : * * * 1/2
02.07.06 10:35
Downtown Music Gallery - Bruce L. Gallanther - 2.2.2006
Downtown Music Gallery - Bruce L. Gallanther - 2.2.2006
FOUR MORE NEW DISCS FROM ZENO DE ROSSI'S EL GALLO ROJO LABEL FROM ITALY:
ZENO DE ROSSI SULTRY - Plunge (El Gallo Rojo 3146; Italy) Featuring Chris Speed on tenor sax & clarinet, Anthony Coleman on Hammond organ & electric pianos, Enrico Terragnoli on guitar, Stefano Senni on bass and Zeno De Rossi on drums. This is ace Italian drummer and composer, Zeno De Rossi's second group of four discs to come our way in less than a year. Pretty ambitious, no? Zeno produced all and wrote half of the dozen pieces here with two by Chris Speed, one by their bassist, Stefano Senni plus two standards by Dave Brubeck and Duke Pearson. Instead of the heavy klezmer influences found throughout the last batch, these four are equally diverse. Chris Speed's "Plunge" opens with a great, slamming organ groove, both Anthony on organ and Chris on tenor sound pretty soulful! Zeno's "Tina" sounds like one of those old somewhat klez-like filmworks that Zorn did way back when, with Anthony on that great cheesy-sounding organ and guitarist, Enrico Terragnoli sound a bit too Ribot-like. I like the occasional freer bits like "Audio Bongo" in which the organ, clarinet, acoustic bass and percussion, just deal with an eerie mood. I love the laid-back blues groove of "Zakaz", which features Anthony's sizzling Fender Rhodes and Chris' snake-charming clarinet. Zeno's infectious drumming keeps the groove going solidly throughout. Chris' sly clarinet is featured on Dave Brubeck's "Fujiyama", which is then followed by one of those spy-movie rockin' themes, an odd choice. They close with an interesting choice, Duke Pearson's "Cristo Redentor", a song once covered by Harvey Mandel and psychedelicized by him. Zeno's crew does film noir version with a spoken word excerpt taken from some old movie. This piece, along with the rest of this CD seem to deal more with smoky moods than anything else. Downtown sounds from two downtowners and three Italians. Hmmm. - BLG
CD $12
GALLO & THE ROOSTERS - Todo Chueco (El Gallo Rojo 3145; Italy) Featuring Danilo Gallo on acoustic basses, Achille Succi on bass clarinet & alto sax, Gerhard Gschloessl on trombone and Zeno De Rossi on drums, plus a half dozen guests on guitar, saxes and electric piano. Bassist & leader, Danilo Gallo, wrote six of the nine tunes here with two Erik Satie covers and one by Tom Waits. Danilo's feisty contrabass is often at the center of most of these songs. On "Kabu-l". the quartet moves back and forth between free and written sections effortlessly, the bass clarinet and trombone sounding great together. It is really the great, ever-creative and flexible playing by the contrabass and drums that sounds superb throughout. Satie's "Pieces Froides No. 1" is done with suspense-filled charm, spacious and enchanting. "El Gallo Sanchez" features some slide guitar and is sounds like a theme for a goofy western flick. On each piece, Danilo has written some memorable theme that will stay with you, rather folky and quaint, yet not particularly sounding like their from anywhere specific in Europe. Hatology & Nimbus recording artist, Daniele D'agaro plays a great twisted solo on "Lullaby of Rattlesnakes". The Tom Waits cover is the title piece from "Alice" and again it features some delightful slide guitar, muted trombone and that great drunken-sort of vibe that Tom Waits so much embodies. It never ceases to amaze me when music this good comes from relative unknowns from another country. Then again, it seems to happen almost very other week here at DMG. - BLG
CD $12
HENRY TAYLOR - Crooning The Anger (El Gallo Rojo 3148; Italy) Henry Taylor (the band name) features Enrico Sartori on clarinet & alto sax, Fabrizio Puglisi on piano, Antonio Borghini on double bass and guess who, Zeno De Rossi on drums. Again, like the previous disc, only Zeno is a familiar name here. Each of the bandmembers except for Mr. Borghini contributes pieces to the disc with just one cover by Carla Bley. Mr. Sartori plays clarinet on all but one tune here and is the main composer and often the featured soloist here. Zeno's superb drumming is fabulous throughout, reminding me of Joey Baron at times with the way he plays with his hands on the drums. Their pianist, Mr. Puglisi, is also quite crafty, often outlining the structure of the pieces, both he and Zeno often holding things together. Enrico's amazing "Triadi" is one of those difficult pieces way tight layers of intricate lines. Zeno plays a jumping marching beat as Enrico solos on alto sax splendidly, then Antonio also plays an truly inspired solo, leaving their bassist to continue the feisty rhythmic scheme. Carla Bley's "Jesus Maria" features Fabrizio playing delicately inside the piano as Enrico plays that quirky, touching melody sublimely on the clarinet. So fine! Zeno's "O.C." has another slightly funky, march beat with more inspired solos from the clarinet, piano and the drums. This is a particularly strong quartet in which each player is integral to the group sound and all four play fabulously throughout. Again Zeno and his Italian comrades really amaze me. - BLG
CD $12
ROOTLESS - Brian Had A Little Plate (El Gallo Rojo 3147; Italy) Featuring Luca Dell'Anna on piano, Francseco Bigoni on tenor sax, Simone Guiducci on guitar, Danilo Gallo on bass and Massimiliano Sorrentini on drums. Like the previous three discs on the same label, I am not familiar with any of the members of this fine quintet, although their bassist (Gallo) is the leader of the aforementioned Gallo & the Roosters disc. Mr. Gallo has a strong, rich tone/sound on his acoustic bass and is often the heart of these tunes. The opening piece, "Brian's Little Plate", sounds like some of the better modern electric jazz that one my hear on the radio. The theme had me whistling along immediately and the wah-wah jazz guitar solo, delightful. Although all the songs are written by three members of the quintet, Francesco, Luca and Danilo, it is often the guitarist, Simone, who is featured and takes a number of impressive, fusion-toned solos. I like the two songs by Danilo the best, because they are bit further out and less predictable. The tenor sax, electric guitar and piano always sound swell together playing their rich harmonies superbly. Perhaps this one is the most "normal" sounding of this batch, it would difficult to tell in a blindfold test that this is from Italy. In a better world, WBGO would be playing this and it would sell zillions of copies, making the entire quintet rich and famous. One can only dream... - BLG
02.07.06 10:35
playlist da "battiti" (RadioTre) - 23.12.2005
playlist da "battiti" (RadioTre) - 23.12.2005
MIDNIGHT BAND feat. GIL SCOTT-HERON & BRIAN JACKSON, Winter in America, da "The First Minute of a New Day" - Rumal-Gia / Tvt Records TVT 4350-2
MINGUS BIG BAND / ORCHESTRA/DYNASTY, Wednesday Night Prayer Meeting, da "I Am Three" - Sue Mingus Music 0602 498311400
GEORGE CLINTON feat. PRINCE, Paradigm, da "George Clinton Presents P-Funk All Stars: How Late Do U Have 2BB4UR Absent?" - The C Kunspyruhzy GCE009
DENNIS BROWN, Them Fight I, da "King Jammy's at Channel 1 1977 - 1979" - Kingston Sounds KSCD002
BETTY DAVIS, Git in There, da AA.VV. "Hey Everybody... I Gotta New Dance" - Vampisoul Vampi CD 067
MARC MOULIN, Le Saule, da "Sam' Suffy" - Blue Note 07243 563676 0 9
WIBUTEE, Fin, da "Newborn Thing" - Jazzland 547 033-2
T B A, Smashed, da "Annullè" - Max Ernst CD 8
TOTONHO E OS CABRA, Tenente Jeff, da "Sabotador de Satelite" - Trama P138-2
ENNIO MORRICONE, Ric Happening from Metti una sera a cena, da "Ennio Morricone Happening: Acid Sides of The Maestro" - EL Records ACMEM 58CD
ANDY STATMAN, Breslever Lecha Dodi, da "Avodas ha-Levi: Archival Recordings from the 1990's" - Tzadik TZ 8101
SOFT MACHINE LEGACY, Big Creese, da "Live in Zaandam" - Moon June Records MJR006
GALLO AND THE ROOSTERS, Bugsy Siegel, da "Todo Chueco" - El Gallo Rojo 314-5
ASSIF TSAHAR / COOPER-MOORE / HAMID DRAKE, A Falling Leaf, da "Lost Brother" - Hopscotch Hop 33
IRENE SCHWEIZER, A Monkish Encore, da "Portrait" - Intakt CD 105
02.07.06 10:34
playlist da "battiti" (RadioTre) - 19.12.2005
playlist da "battiti" (RadioTre) - 19.12.2005
ALBERT AYLER, Music Is The Healing Force Of The Universe, da "Nuits de la Fondation Maeght 1970" - Lone Hill Jazz
battiti series # 9 - Live Sala A martedì 13 dicembre 2005 - Comanda Barabba
Tim Trevor-Briscoe, sax contralto; Christian Ferlaino, sax baritono; Nicola Guazzaloca, pianoforte; Luca Bernard, contrabbasso; Gaetano Alfonsi, batteria
Cortsemente spostati; Il fiore e il cagnolino; Culetti misteriosi; La faccia dei calzini; El Morsico; Gianita; Mutandòsi
GALLO AND THE ROOSTERS, Mysticisme Nucléaire, da "Todo Chueco" - El Gallo Rojo 314-5
PEGGY LEE BAND, Worlds Apart, da "Worlds Apart" - Spool SPL 124
ANDRÉ POPP, L'homme invisible, da "Popp Musique" - Tricatel TRICDFR 014
02.07.06 10:34
Infratunes.com - dicembre 2005
Infratunes.com - dicembre 2005
Crooning The Anger
Henry Taylor
Quartette originaire de Bologne emmené par Enrico Sartori, Henry Taylor défend une vision musicale des choses qui assume les contradictions. Voilà pourquoi le titre, Crooning The Anger, clame haut vouloir cadrer la rage, comme dévier malignement la première chanson douce.
Pour bien faire, la section rythmique (la contrebasse d’Antonio Borghini et la batterie de Zeno de Rossi) dépose les bornes inaltérables contre lesquelles viendront se briser les phrases libres du saxophone de Sartori (Triadi). A l’unisson avec le piano de Fabrizio Puglisi, le même alto se contentera de trois phrases mélodiques appelées à la dissolution, tout juste rencontrées sur le champ libre offert par un gimmick de contrebasse (O.C.).
Ailleurs, se glissent références et clins d’œil : dans la reprise d’un thème de Carla Bley, démembré (Jesus Maria) ; dans l’évocation de Mingus via l’usage d’une clarinette basse rappelant celle de Dolphy (Underdog, muant rapidement en une valse speedée pêchant par trop de brillances) ; ou dans le fantasme d’une situation, celle où l’on révèlerait à un crooner de légende les atmosphères particulières des compositions de Nino Rota (The Crooner).
Un morceau mis à part (The Rebels, interprété par un groove band sans saveur), l’ensemble persuade intelligemment du bien fondé des intentions du quartette, comme de leur mise en pratique. Revigorant, le jazz d’Henry Taylor se paye même parfois le luxe de griser sans artifice ronflant.
Chroniqué par Grisli
(trad.)
Quartetto originario di Bologna condotto da Enrico Sartori, Henry Taylor difende una visione musicale delle cose che assume le contraddizioni. Ecco le ragioni del titolo, Crooning The Anger, quasi un grido a voler incanalare la rabbia, anche se la prima canzone dolce sembra deviare da questa intenzione.
Per fare bene, la sezione ritmica (il contrabbasso di Antonio Borghini e la batteria di Zeno de Rossi) pone dei paletti inalterabili contro cui verranno a scontrarsi le frasi libere del sassofono di Sartori (Triadi). All’unisono con il piano di Fabrizio Puglisi, lo stesso alto si accontentera’ di tre frasi melodiche chiamate alla dissoluzione, appena incontrate sul campo libero offerto da un effetto sonoro di contrabbasso (O.C.).
D’altra parte scivolano i riferimenti e gli ammiccamenti: nella ripresa di un tema di Carla Bley, smembrato (Jesus Maria); nell’evocazione di Mingus attraverso l’uso di un clarinetto basso che ricorda quello di Dolphy (Underdog, che si trasforma rapidamente in un valzer velocissimo che pecca per troppa brillantezza); o nelle ombre di una situazione, come quella che rivelerebbe a un cantante leggendario le atmosfere particolari delle composizioni di Nino Rota (The Crooner). A parte un brano (The Rebels, interpretato da una groove band senza sapore), l’insieme persuade in modo intelligente delle buone intenzioni del quartetto, come della loro messa in pratica. Rinvigorente, il jazz di Henry Taylor si permette talvolta persino il lusso di inebriare senza artifici altisonanti.
02.07.06 10:33
playlist da "battiti" (RadioTre) - 14.09.2005
playlist da "battiti" (RadioTre) - 14.09.2005
KHALED ALJARAMANI / SERGE TEYSSOT-GAY, Vitalité, da "Interzone" - Barclay 982 739-9
JFA, Walk Don't Run, da "Valley of the Yakes" - Placebo
DEAD KENNEDYS, Viva Las Vegas, da "Fresh Fruit For Rotting Vegetables" - Cherry Red Records B RED 10
THE ONLY ONES, Another Girl Another Planet, da "That Summer!" - Arista 064-62823
THE UNDERTONES, Teenage Kicks, da "That Summer!" - Arista 064-62823
CHRISTY DORAN'S NEW BAG, Casa delle Masche, da "Perspectives" - Beetween The Lines BTLCHR 71204
ANGELO CANELLI, Walking On The Moon, da "Plays The Music Of Sting" - Wide Sound WD143
WORLD SAXOPHONE QUARTET, Hey Joe, da "Experience" - Justin Time Just 160-2
THE ROKES, Hey Joe, da "Dal vivo al Teatro Parioli 1969" - RARO 74321-12265-2
I ROLL'S 33, Principessa, da "The Land Of A Thousand Dances (Principessa)" - 7' CBS 62874
YARDBIRDS, For Your Love, da "The Yardbirds Ultimate!" - Rhino 8122-79825-2-1
I SATELLITI, Finira' (For your love), da "Finira'" - 7' Jaguar JG 70036
NATACHA ATLAS, I Put A Spell On You, da "Ayeshteni" - Mantra MNTCD 1024
GIANNI PETTENATI & THE JUNIORS, Puoi farmi piangere (I put a spell on you), da "Puoi farmi piangere" - 7' CETRA MSC 5454
FANFARE POURPOUR, Le Golf Municipal, da "Le Bal" - Monsieur Fauteux M'entendez-Vous? MFMV? 09
TEDDY ROCK SEVEN, Feel (feat. Okou), da "Universal Four" - Jupiter JUP 004 CD
ROPE, El Divino, da "Have You Met Miss Bates?" - El Gallo Rojo 314-3
PHYLLIS DILLON, Perfidia, da "Love Is All I Had - A Tribute To The Queen Of Jamaican Soul" - Trojan TJACD208
02.07.06 10:32
playlist da "battiti" (RadioTre) - 08.09.2005
playlist da "battiti" (RadioTre) - 08.09.2005
LUCIANO CARUSO QUINTET, La materia del nulla, da "The Order Of Caos" - Hoaxhobo 0505 HHJ003
U.T.GANDHI, Lady Grammofono, da "Belfagor" - Hoaxhobo 0505 HHJ005
DENIS BIASON-MASSIMO DE MATTIA, La Fiesta, da "Re-Windows" - Hoaxhobo 0505 HHJ0
