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Blonde Zeros - God Fried Finger [314-36] Musicisti come database biologici, come coscienze sottili che intuiscono nuovi utilizzi per i propri materiali della memoria, i quali vengono così svincolati tanto dalla tirannia delle destinazioni d’uso originarie che da quella della reminiscenza nostalgica. Musicisti come anime liberatrici, e dunque liberate. |
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Fresh Frozen - Fresh Frozen [314-35] Fresh Frozen nasce a tavolino, ma poi la "pancia" prende il sopravvento. Le linee si scompigliano in tanti rivoli improvvisati. Un'anima che sembrava pura mostra le sue imperfezioni. |
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Antonio Borghini & Malebranche - Six Dances Under [314-34] Alla base di queste composizioni c'è la volontà di creare strutture in cui l'improvvisatore sonoro debba convivere con i vincoli dello spazio e l'improvvisatore corporeo con i vincoli del suono, strutture mobili il cui significato complessivo sfugge al controllo dei singoli. E' la volontà ultima di produrre comunicazione. |
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Einfalt - When The Teacher [314-33] Einfalt e' una neolingua per improvvisatori da camera, un discorso labirintico dedicato agli ascoltatori raminghi. |
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Pospaghemme - L.O.V.E. [314-32] Sax baritono e batteria. Banjo e armonica. Un duo senza confini, che utilizza la sua assurda logica per infrangere i tabù degli ascoltatori più bacchettoni. |
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Rope - Saints And Sinners [314-31] Una agiografia che vanta pochi santi e molti peccatori: è la seconda fatica discografica di uno dei trii pianistici più convincenti sulla scena italiana. |
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Franco D'Andrea Quartet - Half The Fun [314-30] Half The Fun e' un esperimento di composizione istantanea, un'imprevedibile partitura affidata al nitido eloquio di quattro voci paritetiche. |
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Headless Cat - Blind Tail [314-29] Musica disincantata, guidata da un istinto inquieto. Un percorso che ama gli ostacoli, non risparmia curve improvvise e fragorosi schianti. |
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Giulio Corini Libero Motu - Off-Site Meetings [314-28] Brumose tessiture squarciate da iridescenti episodi melodici. Bozzetti fantasiosi, affrancati dallo schema dei generi. Lunghe arcate sonore si infilano nelle pieghe di uno spazio silenzioso, mentre incontri di artisti visionari avvengono sottotraccia in un'Europa della crisi. |
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Piero Bittolo Bon Jump The Shark - Sugoi Sentai! Gattai!! [314-27] Se il jazz è morto, se i grandi maestri non sono più grandi come una volta, se la musica che fu di Charlie Parker e Miles Davis è roba da musei, come si spiega un disco così? |
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Dimitri Sillato Playground - Periferiche sospese [314-26] Questo gruppo somiglia ad una sorta di navicella spaziale al contrario, una macchina artigianale a lunga autonomia, ben fatta e ben guidata. Non produce rumori né frastuoni, ma un suono che profuma di muschio, di umida terra, di pietra frantumata, non sfreccia verso l'alto ma verso le profondità di un mondo musicale a toni scuri, ... |
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Gallo & the Roosters + Gary Lucas - The Exploding Note Theory [314-25] Questa e' la "Exploding Note Theory" di Captain Beefheart: la musica deve svolgersi come se ogni singola nota non avesse alcun rapporto con la precedente e la successiva. Il rapporto tra le note in musica deve essere paragonabile a una serie di esplosioni di bombe nell'aria. |
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Mickey Finn + Cuong Vu - Gagarin! [314-24] Un suono elettrico che si distende in paesaggi onirici e inquieti, quasi fossero infestati da spettri a bassa fedeltà. |
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Tirodarco - Tirodarco [314-23] Uscirono animali di silenzio dal chiaro del liberato bosco, da tane e da cespugli e fu palese che non per l'astuzia, non per paura in se' chiusi tacevano, ma intenti stavano ad ascoltare. |
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Houdini's Cage - Memories of a Barber [314-22] Come affrontare i repertori e gli stili del passato con un'attitudine contemporanea, lontana tanto dal revival quanto da un decostruzionismo à la page? Come coniugare il recupero di brani dimenticati e dal gusto retrò con la propria personale scrittura? |
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Schmittmenge Meier - R.E.A.L. [314-21] Secondo la teoria degli insiemi, presi gli insiemi K (Köln=Colonia) e B (Berlino), l'insieme di tutti gli elementi appartenenti sia all'uno che all'altro si chiama Schnittmenge (intersezione). |
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Einfalt - cm 12x12 [314-20] La Bellezza non tollera il rito e la reiterazione del rito. E' nuda, unica, irripetibile. Sogna, fa sognare, crea mondi e mondi di sogni, crea anche la realtà. Oltre il Mito. |
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Meshuge Klezmer Band - Musiker! [314-19] Il nuovo esodo musicale (o viaggio, se preferite) di MKB ci "narra", alla maniera di un Chatwin, le gesta di Sam Musiker, clarinettista jewish della Grande Mela del dopoguerra che assieme al suocero Dave Tarras (anch'egli clarinettista) ha siglato, con il suo disco Tanz!, una delle opere cardine della musica klezmer contemporanea. |
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Rollerball - La clinica del rasoio [314-18] Se sovralimentato, dopo il passaggio delle sostanze carburanti nel compressore o nella turbina degli strumenti che lo compongono, Rollerball puo' dare luogo ad incontrollabili deflagrazioni sonore. Assistere al funzionamento di Rollerball e' un'esperienza ignota ed occulta da cui spesso non si torna indietro. |
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Orange Room - Orange Room [314-17] La doppia faccia di Beppe Scardino è ben rappresentata in questo lavoro; da un lato il sardonico livornese, salace e sagace. Dall'altro lato il tenero, riflessivo, appassionato meditatore. |
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Stefano Senni Saul Bass - Psychocandy [314-16] Psychocandy: viaggio all'acido dolce con l'improbabile fratellanza Volpi/Terragnoli, due mondi chitarristici che si incontrano proprio in virtù delle loro estreme differenze. |
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Standhard3io & Silvia Donati - Cocktail Saturno [314-15] ... bevete Cocktail Saturno! Alzate i calici! Brindate! Il suo colore blu e il suo gusto intenso vi porteranno in un viaggio cosmico e interstellare, a gustare da vicino la galassia di un sapore che cambia come la pelle di un camaleonte. |
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Giulio Corini Libero Motu - Libero Motu [314-14] Incontro pacato, da kammerspielt, tra tre individui che mostrano l'un l'altro le proprie tempre, come in uno specchio. |
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Daniele D'Agaro Adriatics Orchestra - Comeglians [314-13] Franche asprezze della Furlanija in quel della conca comelicana, registrate durante il piccolo festival del jazz organizzato da D'Agaro nell'agosto del 2006. Fedeltà golosa alla propria matrice free, come fosse la prima volta. |
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Zeno de Rossi Shtik - Me'or 'Einayim [314-12] Me'or 'Einayim è una collana preziosa di suoni provenienti dal cuore dell’ebraismo contemporaneo, è la nitida demarcazione di un terreno comune che, pur nei salti ideali di latitudine, mantiene intatta la costante di una disperata e luminosa vitalità ... |
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Wergeld - Achtung! [314-11] E’ una discesa senza remore nei territori della sorpresa, una vertiginosa mappatura in tempo reale dei tanti mondi esistenti nell’universo linguistico del nuovo jazz. |
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Mickey Finn - Dudek! [314-10] Musica al suo stato più puro. Improvvisazione intesa come metodo compositivo collettivo ed istantaneo. Segni sonori asciutti come aforismi Zen lasciati cadere su pulsazioni ipnotiche e febbrili. |
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Achille Succi e Salvatore Maiore - Pequenas Flores do Inferno [314-9] Un dialogo tra sensibilità profonde e consapevoli. Un' esplorazione delle estreme risorse dei due strumenti, condotta tra colori timbrici straordinariamente mobili e vari. Una rincorsa senza quartiere tra gli spazi dell'immaginario linguistico del jazz contemporaneo. |
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Henry Taylor - Crooning The Anger [314-8] Segni nitidi nell'aria. Chiarezza di direzioni. Geometrie emotive miracolosamente cangianti. E' una musica densa e multidirezionale ... |
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Rootless - Brian Had A Little Plate [314-7] Radici strappate per entrare in una pratica di nomadismo creativo, per muoversi lontano da dogmi e comportamenti linguistici preordinati. Spirali di jazz urbano e notturno. |
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Zeno de Rossi Sultry - Plunge [314-6] Rimandi istantanei di intuizioni creative sopra un solido pavimento compositivo. Uno scambio di suggestioni tra Europa e New York, segnali di una necessità creativa autentica. |
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Gallo & the Roosters - Todo Chueco [314-5] Una sorprendente alleanza di strumenti solitamente relegati alla faccia nascosta della musica. Un superbo complotto creativo, una magnifica cospirazione contro il palazzo del jazz anemico ed educato. |
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Enrico Terragnoli Orchestra Vertical - L' Anniversaire [314-4] Canzoni che lasciano scivolare la propria sofisticata costruzione sui binari del ritmo più ipnotico e misterioso che esista. Pochi lievi e misurati passi di mambo che risuonano, forse in una Parigi dell'anima, sospesi in un attimo stilistico indefinito. |
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Rope - Have You Met Miss Bates? [314-3] Aggirarsi tra Jelly Roll Morton e Duke Ellington, tra Bill Triglia e John Zorn su percorsi cari a Thelonious Monk e Herbie Nichols e oltre. Cinetiche e frastagliate linee post-bop di Misha Mengelberg, destinate a portare per sempre il segno del timbro aspro e visionario di Eric Dolphy, decostruite e ricostruite da un trio pianistico che si muove senza alcun tabù. |
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Full Metal Klezmer - Shachor [314-2] Linee di canto strumentale che si insediano nella mente, che si prendono il tempo necessario prima di spostare altrove qualche parte di sé.
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Meshuge Klezmer Band - Treyf 1929 [314-1] Alcuni Klezmorim di questa e di quella parte dell'oceano ingaggiano una sfida col tempo e con lo spazio sulle parole di un racconto affascinante e meshuge. Il sinuoso ed urgente incedere del Klezmer viene spostato per un gioco dell'immaginazione dalla Verona di oggi alla New York del 1929. |
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